Ipotesi favoreggiamento per Berlusconi: sapeva che Gianpi portava escort

Pubblicato il 28 Settembre 2011 0:37 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2011 0:42

Silvio Berlusconi (Lapresse)

NAPOLI  – I pm di Bari potrebbero decidere di indagare Berlusconi anche per favoreggiamento della prostituzione in concorso con Gianpaolo Tarantini: secondo il tribunale del Riesame di Napoli, infatti, il premier sapeva che le donne che Gianpi gli portava erano escort. 

Il futuro dell’inchiesta sui soldi che il premier ha dato all’imprenditore pugliese potrebbe essere deciso prima dalla Procura di Roma. Dopo l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli, infatti, il fascicolo – già trasmesso dai pm partenopei a quelli della capitale dopo le precedenti decisioni del gip – dovrebbe essere inoltrato a Bari, cui secondo il Riesame spetterebbe iscrivere il premier nel registro degli indagati con l’accusa di istigazione a mentire: ma i pm di Roma non hanno ancora deciso se attenersi alle indicazioni del collegio e inviare le carte o, come è nelle loro prerogative, sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Procura generale della Cassazione.

Scioglieranno la riserva entro la giornata -hanno fatto sapere il procuratore Giovanni Ferrara e l’aggiunto Pietro Saviotti. Sono due i nodi da sciogliere: configurazione del reato e competenza territoriale. I pm napoletani, infatti, in un primo momento avevano indagato Gianpiero Tarantini, la moglie Nicla e il giornalista Valter Lavitola per estorsione. Quando il gip Amelia Primavera, ritenendosi incompetente a decidere, aveva disposto la trasmissione degli atti a Roma, il faldone era stato inviato nella capitale.

A quel punto però i sostituti Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, dopo aver esaminato gli atti giunti da Bari, hanno rivisto le loro decisioni e hanno chiesto al Riesame di valutare se sussistesse a carico del premier (e di Lavitola) il reato di induzione a mentire nei confronti di Tarantini. I giudici, dopo una camera di consiglio durata sedici ore, hanno condiviso le valutazioni dei pm, annullando l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’imprenditore pugliese (”in considerazione della qualita’ di destinatario dell’induzione”, infatti, la condotta di Tarantini ”deve ritenersi non punibile”) e della moglie (”totalmente estranea all’unica fattispecie di reato che il Collegio ha ritenuto configurabile”). Confermata la misura cautelare per Valter Lavitola, nei cui confronti i giudici hanno riformulato l’accusa considerandolo, appunto, concorrente con Silvio Berlusconi nel reato di induzione a mentire.

Non è detto però che le conclusioni cui è giunto il Riesame siano condivise dai pm di Roma per i quali il premier potrebbe essere, come in origine, vittima di un’estorsione (e in effetti Lavitola, Tarantini e la moglie sono stati iscritti a Roma nel registro degli indagati per questo reato). La Procura della capitale potrebbe anche ritenersi competente a proseguire le indagini, dal momento che molte elargizioni di denaro a Tarantini tramite Lavitola sono comunque avvenute nella capitale: per uno di questi motivi o per entrambi, dunque, quei pm potrebbero (ed è un’eventualità considerata probabile in ambienti giudiziari) sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Procura generale della Cassazione.

In attesa del fascicolo da Roma, però, a Bari è già stata trasmessa da Napoli l’ordinanza del Riesame con la ”riqualificazione” del reato in induzione a mentire: è sufficiente questo provvedimento per iscrivere il premier nel registro degli indagati? La stessa ordinanza, peraltro, è stata girata anche a Roma ed è ora al vaglio dei pubblici ministeri.