“Meno intercettazioni e notizie, fidatevi”. Il sì del Parlamento, anche quello della gente?

Pubblicato il 9 Giugno 2010 17:15 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 19:33

Fiducia, cioè fine della discussione. Il governo l’ha chiesta, la fiducia, al Senato e poi la chiederà alla Camera, insomma la chiederà al Parlamento dove dispone della maggioranza, ampia maggioranza di voti. Fiducia sulla legge detta delle intercettazioni. Fiducia parlamentare vuol dire che se un deputato o un senatore vota contro quella legge, allora vota anche contro il governo. Se e quando il governo “pone” questa questione, detta appunto “questione di fiducia”, lo fa per comunicare che quella legge è la faccia e l’anima del governo stesso. Si chiede il voto di fiducia per questo, perché tutto il Parlamento sappia che su quella legge il governo si gioca la faccia e l’anima, con quella legge si identifica, infatti se cade la legge, cade il governo. Fiducia che sulla legge detta delle intercettazioni il governo otterrà dal Parlamento.

In maniera indiretta ma altrettanto evidente il governo chiede sulla legge detta delle intercettazioni analoga fiducia al paese. Berlusconi si è detto sicuro di avere anche questa: “La stragrande maggioranza degli italiani è stanca di non poter parlare liberamente al telefono, le obiezioni alla legge vengono solo da ristrette lobby di giornalisti e magistrati”. Stavolta Berlusconi non ha invocato il responso dei sondaggi, anche perchè i sondaggi, per quel che valgono, dicono un’altra cosa, dicono che la maggioranza della pubblica opinione non è favorevole a diminuire il numero delle intercettazioni e a renderle più difficili nel corso delle indagini. La maggioranza che si registra nei sondaggi le intercettazioni se le terrebbe così come sono, vorrebbe semmai che non finissero tutte e subito sui giornali.

Ma i sondaggi vanno e vengono, fatevelo da soli il vostro personale sondaggio, domandando a voi stessi la vostra opinione. Le intercettazioni telefoniche sono uno strumento di indagine, in Italia e in tutto il mondo. Si dice che in Italia siano tante rispetto perfino agli Usa. Ma il paragone viene fatto con il numero di intercettazioni autorizzate dalla magistratura nei due paesi, “dimenticando” che negli Usa sono moltissime, molto più che in Italia anche in proporzione, le intercettazioni disposte da quelle che noi chiamiamo le forze dell’ordine.

Come che sia, la nuova legge alle intercettazioni in Italia pone dei limiti: 75 giorni al massimo, poi proroga massima di tre giorni autorizzata da altro giudice che non è quello che l’intercettazione ha disposto. E, altro limite, l’intercettazione non può essere disposta da un  giudice ma ci vuole un collegio, di un solo giudice insomma non ci si fida.

Domanda: porre limiti di tempo, a prescindere dallo stato e dallo sviluppo dell’indagine, e aumentare la “burocrazia autorizzativa” delle intercettazioni serve a chi indaga, polizia e magistratura che sia? Limitare le intercettazioni serve alla lotta e al contrasto alla criminalità? Rispondetevi da soli e aiutatevi con l’altro dispositivo della nuova legge: la possibilità di ricusazione del giudice che indaga che l’indagato “becca” il giudice che parla dell’indagine.

Dunque con la nuova legge l’indagato innocente, ma chi può saperlo che è tale prima dell’indagine e prima del processo, è al riparo dei nuovi limiti: non può essere intercettato a lungo e può provare a ricusare il giudice. Ripari che valgono anche per l’indagato colpevole. Giudicate voi dunque qual è la faccia e l’anima della legge e del governo. Codicillo della legge: se l’indagato è un sacerdote o un politico, allora il giudice che indaga deve avvertire il Vaticano o il Parlamento e quindi la questione è risolta: sarà inutile ogni intercettazione perchè l’indagato sarà stato avvertito, appunto da “avviso di intercettazione”.

Questo per le indagini, e per la loro pubblicità? La legge prevede che le indagini possano essere rese pubbliche mai, oppure poco, oppure dopo. “Mai” se si tratta appunto di testi di intercettazioni. Mai, qualunque cosa trattino. “Poco” se si tratta di atti giudiziari, ordinanze, motivazioni. Si potranno pubblicare solo “per riassunto”. Perchè solo “per riassunto” non è detto ma in fondo è chiaro. Se gli atti fossero pubblicabili per esteso sarebbero “fatti ” giudiziari da far conoscere alla gente. “Per riassunto” sono opinioni, articoli di giornali. Articolo che la televisione mai “stampa” e stamperà.

E infine “dopo” perchè la pubblicazione dei materiali di indagine sarà consentita solo alla fine dell’indagine  appunto, mesi, spesso anni dopo i fatti. Il divieto di pubblicazione esplicitamente vale anche per atti non segreti a norma di legge. Ciò che sanno gli avvocati, gli indagati deve restare “fatto privato”, più o meno come assolutamente “privata” deve essere la telefonata. La legge dice chiaro che non sono “fatti della gente”, della pubblica opinione. Mai, oppure, bontà sua della legge, possono esserlo “poco” e “dopo”.

Questa è la legge e su questo il governo chiede la fiducia. Sondaggio, casalingo sondaggio in tre domande. Prima: la legge aiuta od ostacola le indagini sugli atti e i soggetti criminali? Seconda: la legge pone alla stampa delle regole o stabilisce una sorta di inedito divieto di stampa? Terza: di meno intercettazioni e meno notizie ci si può e ci si deve “fidare”? Ce ne sarebbe una quarta di domanda ma è maledettamente fuori moda: quanto vale sul mercato la libertà di informazione e, se del caso, in cambio di che e a qual prezzo ce la si vende?