I finiani non arretrano: “Berlusconi si decida, deve dimettersi perchè la crisi c’è”

Pubblicato il 9 Novembre 2010 0:00 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2010 0:00

Ormai ”la crisi c’è”. E Berlusconi deve decidere: o accettare le condizioni imposte dal presidente della Camera Gianfranco Fini e cioè immediate dimissioni e poi nuovo governo con una maggioranza allargata all’Udc. O ”restare asserragliato a Palazzo Chigi”, come fece ”Saddam in Iraq”, ma a quel punto Fli ”avrebbe le mani libere” e un incidente per far cadere il governo potrebbe verificarsi nel ”giro di un mese”.

Il capogruppo dei finiani alla Camera Italo Bocchino sintetizza così lo stato dell’arte dopo dello ‘strappo’ di Fini a Bastia Umbra. Uno stato dell’arte che lascia aperti pochi spiragli all’attuale governo. Con un’eccezione: il ddl di stabilità. ”Per quello – assicura un altro deputato di Fli Benedetto Della Vedova – i nostri voti ci saranno. Su questo non c’è dubbio”. Si tratta di un testo già in parte ‘corretto’ accogliendo le nostre richieste, pertanto – sottolinea – lo voteremo”. Su tutto il resto si vedrà.

”Valuteremo provvedimento per provvedimento” avverte Bocchino. I deputati di Futuro e Libertà vedono di buon occhio la decisione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti di incontrare tutti i capigruppo del centrodestra per illustrare, tra l’altro, l’emendamento del governo sulle misure per lo sviluppo (”come richiesto da noi”, precisa Silvano Moffa) ma su tutto il resto la tensione resta alta. Soprattutto dopo il summit ad Arcore tra premier e Lega. I

vertici del Carroccio, prima, si riuniscono a via Bellerio e poi vanno da Berlusconi ad Arcore. Alla fine diramano una nota nella quale avvertono che il governo va avanti e che c’è ”piena sintonia” tra Bossi e il presidente del Consiglio. Sulle prime Fli non vuole commentare. ”E’ a Berlusconi che ci siano rivolti”, spiega il finiano Fabio Granata, ”non a Bossi”. Poi, in ambienti vicini a Fini, si osserva: se anche il Cavaliere darà la stessa risposta, entro la settimana (”probabilmente tra mercoledì e giovedì”) la delegazione di Futuro e Libertà uscirà dal governo. Realizzando così in concreto una sorta di appoggio esterno.

”Se ciò avvenisse”, minimizza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, si farebbe ”un rimpasto” e si andrebbe avanti. Il Pdl, comunque, protesta. ”La crisi va aperta in Parlamento – incalza Osvaldo Napoli – non fuori. Non è che il premier va così al Quirinale come richiesto da Fini e si dimette. Venga Fli a sfiduciarlo alle Camere se proprio lo vuole. Si assuma le proprie responsabilità”. Un passaggio, questo, di cui i finiani non vogliono nemmeno sentir parlare anche perchè sarebbe difficilmente spiegabile, osservano, con gli elettori di centrodestra.

Un conto è chiederne le dimissioni, come continua a fare anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini (”non serve un governo che ”governicchia e che tra a campare”). Un altro e’ presentare una vera e propria mozione di sfiducia in Aula. Le occasioni per mettere a dura prova l’esecutivo, comunque, non mancheranno: dalla mozione di sfiducia contro Bondi, che potrebbe presentare il Pd, a quella sul pluralismo dell’ informazione solo per fare alcuni esempi. Al momento nulla è stato deciso.

Quello che teme la Radicale Emma Bonino è che le elezioni, di questo passo, ”saranno a gennaio”. Anche perchè il 14 dicembre, ricordano tutti, la Consulta potrebbe dichiarare incostituzionale il legittimo impedimento lasciando Berlusconi senza scudo. In pochi per ora scommettono sul governo tecnico. ”Sarebbe il più bel regalo per il premier – si osserva nel Pdl – perchè l’intera campagna elettorale la faremmo parlando di ‘ribaltone”’.