Berlusconi: “Fini? Non è stato cacciato dal Pdl, è lui che si è messo fuori”

Pubblicato il 2 Settembre 2010 19:10 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2010 19:29

Silvio Berlusconi

Nessuna trattativa, nessuno slittamento del processo ai finiani ormai di esclusiva competenza dei probiviri, nessuna tregua e, in definitiva, la convinzione che a Mirabello Gianfranco Fini non dirà nulla di risolutivo. Silvio Berlusconi – che a Palazzo Grazioli oggi non a caso ha scelto di ricevere Ignazio La Russa e Daniela Santanché, due tra i più ‘duri’ nei confronti del cofondatore del Pdl – alla vigilia di Mirabello sceglie la linea dell’intransigenza.

Chi sta con noi sta con noi – ragiona il premier anche alla presenza del coordinatore Denis Verdini – e chi non sta con noi, a partire dal processo breve, è fuori. Non ci sono trattative ma la prova dei fatti sarà in Aula, nei voti sui provvedimenti determinanti. E io sono certo che avremo lo stesso i numeri per portare avanti l’azione di governo. E’ questa la convinzione del premier, disposto tuttavia anche a correre il rischio di un voto anticipato. Un’ipotesi che certo non prenderà corpo per la nascita a Mirabello del nuovo partito finiano, che il Cavaliere ed i vertici del Pdl non si aspettano.

Fini non strapperà – ragionano nel pomeriggio a Palazzo Grazioli – non dirà cose particolarmente nuove, perché non vuole rompere ma logorare. Il tempo serve a lui, non a noi. Insisterà nel dire che è stato cacciato – argomenta Berlusconi – ma c’è nero su bianco il documento della direzione di Aprile che fa capire come sono andate le cose: noi lo abbiamo votato tutti, loro hanno votato contro e così facendo si sono messi fuori dal Pdl. Nessuno ha cacciato nessuno. Il pronunciamento dell’ufficio politico di fine luglio che parla dell’incompatibilità di Fini e deferisce Bocchino, Briguglio e Granata è un passo successivo, ragionano ancora.

Quindi, a Fini che chiede come precondizione di sciogliere il nodo politico della sua ‘cacciata’ dal Pdl, si replica che è stato lui stesso a mettersi fuori, non votando il documento che fu approvato con 12 voti contrari e 157 si’.