Berlusconi si blinda con la campagna acquisti e fa il grande con Fini e i suoi: “Sono leali, il governo non cadrà”

Pubblicato il 3 agosto 2010 7:48 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2010 15:04

Berlusconi a Fini: "Attento a dove metti i piedi"

Per fortuna che Silvio c’è, parla tanto e fa poco: così dovrebbe essere rifrasata la ormai nota canzone giaculatoria. Anche se gli italiani, anche molti di quelli che lo hanno votato, cominciano a pensare che il suo governo del fare sia soprattutto un governo del parlare e a fare ci sono solo gli affari di qualcuno, sotto certi profili è meglio così. Se Berlusconi avesse nel Dna le eliche del guerriero e non quelle del mercante (venditore di pubblicità) e del corruttore e avesse provato il tutto per tutto per affermare la sua visione politica, allora sarebbero stati davvero guai.

Invece Berlusconi è sopraffatto dal rifiuto del mondo di rientrare nei suoi schemi, accumula errori su errori, parla spesso a vanvera e a sproposito, contribuisce a creare un clima di emergenza che l’Italia, obiettivamente, non merita.

Lo schema mentale di Berlusconi è semplice, come il suo modello di business, che lo ha reso grande e ricco: tre tv nazionali, una struttura di vendita della pubblicità concentrata su poche migliaia di grandi clienti, flessibile nelle politiche commerciali e nei prezzi, tutto semplificato al massimo per consentire al fondatore padrone di entrare in tutti gli angoli dell’azienda, dal cliente importante al programma all’attrice. Perfetto per chi ha come motto il “ghe pensi mi” meneghino.

La politica però è l’opposto dell’azienda. In azienda vige un rigido schema gerarchico di poteri quasi assoluti che nemmeno i militari possono vantare. In politica è come giocare a biliardo: tiri da una parte per prendere il pallino o le bocce che sono dall’altra. E come in mare o in alta montagna, dove solo chi c’è nato e cresciuto sa dire che una splendida giornata di sole e sneeza un filo di nuvola si trasformerà nell’inferno della tempesta, così la politica è un mestiere da professionisti, con buona pace della ormai svanita tra le sabbie di Capalbio società civile. Berlusconi è un miracolo, perché a quasi sessant’anni, quando molti lo davano per fallito, ha salvato l’azienda ed è diventato al primo colpo primo ministro.

Col passare degli anni, però, tutti noi subiamo degli irrigidimenti, alle arterie come alla capacità di capire  il mondo e da questa regola Berlusconi non è immune e lo sta dimostrando in questi mesi. Questo non vuole dire che Berlusconi sia finito, come sull’entusiasmo suscitato dalle sue gaffes si affrettano a cantare i suoi altrettanto inadeguati avversari. Vuole dire solo che è sempre più rigido nei suoi schemi di gioco, più intollerante e più incline a fare sciocchezze.

Gli ultimi sviluppi della vicenda Fini confermano che Berlusconi è scisso tra quel che gli fa fare il suo Dna e quello che vorrebbe invece fare nei suoi sogni. I suoi atti sono quelli di un trattativista, che fino all’ultimo cerca di comprare l’avversario o di sedurlo o di ingannarlo. Questo non ewclude un’azione aggressiva: ma come quella del torero che finisce un povero animale sfiancato e mezzo dissanguato dalle picche e dalle banderillas. In termini militari, non è Garibaldi che con pochi studenti assalta un esercito, è  Montgomery, che prima di andare all’attacco voleva essere sicuro di avere almeno il doppio delle forze avversarie.

Pere certi aspetti fa anche tenerezza, perché ripete sempre le stesse cose, ruggendo come i gatti in amore che prima di affrontarsi, se si affrontano, svegliano il vicinato con i loro lamenti.

Ne ha dato conferma lo stesso Berlusconi lunedì sera, una sera in cui molti siti internet lo davano furibondo per l’oltraggio di un parlamento che ha messo in calendario per mercoledì il voto di sfiducia a un sottosegretario del suo governo, Giacomo Caliendo.La tentazione di urlare: “Trasformerò quest’aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli di Verdini, Lombardi, Brambilla, Santanché” deve essere stata molto forte. Invece in poche ore Berlusconi ha metabolizzato e al ricevimento con i senatori del Pdl non ha fatto alcun cenno diretto alla calendarizzazione immediata della mozione di sfiducia contro il sottosegretario Caliendo, limitandosi a “fissare i paletti per i corretti rapporti con il presidente della Camera Gianfranco Fini ed i suoi nuovi gruppi parlamentare”: così stando all’Ansa. Ha avvertito: “La via è stretta, al primo incidente si va al voto”, ma, come da manuale, non ha attaccato Fini anche perché, sempre stando all’Ansa, Berlusconi riconosce la lealtà dei finiani che “fanno parte del governo e non lo faranno cadere. Voteranno all’interno del programma della maggioranza”.

Berlusconi sub specie Montgomery ha studiato bene il terreno e è convinto che Fini “non ha interesse ad arrivare al voto” perché “ha solo il 1,5%” dei consensi.

Segue una delle tipiche bugie in cui eccelle, a proposito della sua campagna acquisti in Parlamento: “Io non ho fatto telefonate”. Anzi “sono stato contattato da 5 finiani”. Ma non ha saputo resistere al desiderio di mostrare chi è il più furbo, esibendo al ricevimento  Deodato Scanderebech, che sostituirà Michele Vietti (appena diventato vice presidente del Csm) al Senato essendo stato eletto nelle liste dell’Udc.

Poi un’altra sbrasata, contro “l’architettura dello Stato che non ci lascia tranquilli”. Voglio “le riforme istituzionali”, dice Berlusconi, per “non essere imprigionato” da limitazioni istituzionali che gli impedirebbero di governare e riformare l’Italia. E giù col solito elenco: il presidente della Repubblica è stato votato dal centrosinistra, la Corte Costituzionale è al 90% formata da membri di sinistra e lo staff del Quirinale controlla anche gli aggettivi delle leggi che gli sottoponiamo per cui ciò che entra come un cavallo purosangue esce come un ippopotamo ed in comune hanno solo “l’ippo” cioè il termine greco per cavallo. Qui Berlusconi, in base al racconto di diversi presenti, raccolto dall’Ansa, avrebbe dato sfogo alla sua visione politica, dicendosi preoccupato per le conseguenze democratiche di tutto questo.

Sono ragionamenti che in altre circostanze hanno dato origine a una dittatura. Per fortuna, quando Benito Mussolini fece la marcia su Roma aveva appena 39 anni, mentre Berlusconi, grazie al cielo, ne ha ormai 74, età cui il duce, per nostra fortuna, non è arrivato. E per nostra fortuna forse qualcuno ha anche detto a Berlusconi, nella notte, che era andato un po’ troppo fuori dal seminato e così una nota di Palazzo Chigi ha poi smentito quelle parole. Non è una novità e fa  anche un po’ parte di una tecnica collaudata: dici una cosa che in altri paesi provocherebbe l’intervento dei carabinieri o della croce rossa e poi la smentisci. I giornali abboccano e ti fanno da cassa di risonanza e poi ti salvi l’anima negando tutto: “Io voglio andare avanti e lavorerò durante le vacanze per il rinnovo del partito e sui temi della campagna elettorale da qui a tre anni, se non servirà prima”.Per fortuna che Silvio c’è, parla tanto e fa poco.