Dimagriscono i No a Berlusconi: tra “Giuda” e “Ponzi Pilati” a Montecitorio ballano cinque astensioni

Pubblicato il 8 Dicembre 2010 17:45 | Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2010 20:02

Al Grand Hotel Montecitorio la porta girevole accoglie, sforna, smista, porta e riporta…Due voti che forse erano contro Berlusconi e forse no, quelli dei parlamentari della Svp, all’ultimo giro di voci conosciute e sussurate sembra siano diventate due astensioni. Insomma, la questione è grossa e non mi impiccio, così avrebbe deciso il partito degli autonomisti trentini. Malignità non documentata vuole che l’astensione sia ricambiata dal governo con una gentil cessione dell’amministrazione del Parco dello Stelvio al potere locale. Probabilmente è una balla, ma, come diconi i cronisti sportivi durante le telecronache, “ci può stare”.

Tre deputati che sono stati eletti con i voti degli elettori contrari a Berlusconi hanno indetto per giovedì una conferenza stampa. Che annunceranno mai Domenico Scilipoti eletto nell’Idv di Di Pietro, Bruno Cesario eletto nelle liste Pd e poi passato all’Api di Rutelli e Massimo Calearo anche lui eletto per il Pd? Perché danno tutti e tre insieme appuntamento alla stampa, cosa li unisce in questo momento? Pare proprio che il minimo comun denominatore trovato tra i tre sia la non voglia di votare contro Berlusconi. Annunceranno astensione o addirittura voto di fiducia al governo? Adottando il linguaggio di Libero di Belpietro sarebbero “traditori”, sia pur a parti invertite. Ma nessuno alla vigilia li chiama così. Un po’ perché il linguaggio di Libero per fortuna non ha ancora fatto scuola, un po’ perché nulla è sicuro nella hall di Gran Hotel Montecitorio, la faranno davvero la conferenza stampa o la notte che manca aggiungerà o sottrarrà decisione?

I 317  No a Berlusconi che erano sulla carta, se i cinque suddetti si astengono, possono diventare 314, 314 e non 312 perchè i due della Svp nessuno li aveva contati tra i No. Ma se si astengono i voti pro Berlusconi non crescono e Berlusconi la maggioranza non la ottiene comunque. Altro è se i tre più due non si astengono ma votano a favore del governo. Può essere tutto o niente…E tutto o niente raccontano non solo i numeri ma anche le chiacchiere. E’ ricomparso nelle chiacchiere il Berlusconi-bis, lo avrebbe trattato Bocchino di persona con il premier. Bocchino ha detto che il suo incontro con Berlusconi è meno “credibile di una cena tra Assange e Hillary Clinton”. Vai a sapere…Per un Berlusconi-bis dicono ci vogliano le dimissioni di Berlusconi prima del voto del 14 dicembre, in cambio una carta scritta che garantisce il reincarico. Per fare lo scambio si va da un notaio? Dicono che la semplice chiacchiera su un Berlusconi-bis sia la prova della debolezza di Fini e Casini, dicono anche che la semplice chiacchiera su un Berlusconi-bis sia la prova della debolezza di Berlusconi. Ha detto Napolitano che per sapere come va a finire ci vuole una “eccezionale palla di vetro”. Se non lo sa il presidente della Repubblica…

Si segnala una certa disperazione in casa Pd, ma non è una novità. Se per il Pd va “bene”, cioè se Berlusconi smette di essere presidente del Consiglio, il Pd si ritrova probabilmente con un altro governo di centro destra. E quindo dovrebbe fare insieme festa e funerale. Se al Pd va male si ritrova con elezioni anticipate dove rischia di perdere voti a destra e a sinistra, bocconi del suo consenso dicono i sondaggi sono quootidianamente mangiati dalla lista Fini, Casini, Rutelli e dalla lista di Vendola. Se va malissimo al Pd si ritrova con Berlusconi dove stava prima. Per ora il Pd va in piazza sabato, incrociando le dita. Non per la manifestazione che riuscirà, ma per la linea politica che sempre si sgonfia come un soufflè. Si segnala un’intervista stranamente dimessa di Di Pietro in cui si augura, niente più che un augurio che non ci saranno “Giuda” tra le fila Idv. E poi tutta una serie di moderate e comprensive parole per i “Giuda” sospetti.

Si segnala una certa pressione della Lega su Berlusconi: se ottiene una fiducia di minoranza, se insomma riesce a non farsi sfiduciare e a non doversi dimettere ma resta con in mano una “maggioranza del gambero”, cioè meno di 317/320 voti, se insomma “vince” andando all’indietro, indietro la linea che consente di governare anche dopo il 14 dicembre, allora…Allora elezioni o altro e più vasto governo Berlusconi? La Lega fa pressione ma non ha ancora deciso dove premere. Si segnala l’acclarata diffidenza, anzi paura, di Berlusconi a dimettersi. Un minuto dopo le dimissioni come d’incanto potrebbe scoprire una vasta e finora nascosta e repressa maggioranza favorevole a che non torni più a Palazzo Chigi. Si segnala, si conta e e gira e rigira la grande porta scorrevole. Chi va, chi viene, chi esita, chi fa “la mossa”. E’, con immagine scontata, una roulette e la pallina gira ancora sui numeri e sul rosso o nero. Mancano cinque giorni pieni al “rien ne va plus”.