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E se cade Berlusconi? Di Pietro: “Governo tecnico”. Ma Bossi risponde: “No, elezioni anticipate”

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Umberto Bossi

Antonio Di Pietro auspica un “governo tecnico”, Bossi preferisce le elezioni anticipate. Se il governo Berlusconi dovesse cadere prima della fine della legislatura, sono queste le due opzioni su cui si sta dividendo il mondo della politica italiana. E, in caso, di ritorno alle urne, Pier Luigi Bersani ha invitato le forze di opposizione a unirsi per fare “fronte comune” contro l’attuale maggioranza.

Il leader dell’Italia dei Valori si era detto disposto ad allearsi ”perfino con il diavolo pur di ridare al Paese una speranza per il futuro”. Nel mirino dell’ex pm di Mani Pulite ci sarebbe il cosiddetto “porcellum”, cioé la legge elettorale attualmente in vigore: “Siamo anche disponibili, semmai ciò fosse possibile, a lavorare affinché il Parlamento dia al Paese una nuova legge elettorale e una legge che garantisca realmente il pluralismo e la correttezza dell’informazione. Ma, in questo caso, vogliamo dal Presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata, pur non avendo alcun consenso elettorale”.

Ma Bossi ha replicato con un secco “no ai governi tecnici”. Secondo il Senatur “non sono una buona soluzione per le democrazie”, quindi “occorre tornare subito alle urne e far decidere al popolo”.

Da par suo, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha affermato di essere pronto ad una coalizione “allargata” che comprenda tutte le forze dell’opposizione: “Se la rottura del mitico predellino portasse ad una situazione tale da rendere inevitabili le elezioni e per giunta con questa vergognosa legge elettorale noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra e dell’opposizione per una strategia comune di cui siamo già pronti a proporre e a discutere le basi politiche e programmatiche”.

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