Berlusconi attacca ancora Annozero: “Doveroso fermare Santoro”

Pubblicato il 19 Marzo 2010 12:11 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2010 13:39

Per Berlusconi il rinvio del voto nel Lazio è assolutamente condivisibile alla luce del ricorso vinto dalla Lista Sgarbi riammessa alle elezioni. «La lista Sgarbi ha certamente diritto di poter approfittare di altri giorni di campagna elettorale ed è giusto che si rispetti questo diritto».

Sull’ultimo scabroso capitolo delle intercettazioni che hanno rivelato le pressioni del premier per bloccare le trasmissioni di Santoro Berlusconi è tranchant. Per il premier chiedere all’Agcom di sospendere Annozero è semplicemente un atto «doveroso». Afferma la necessità di «intervenire per chiedere di fermare l’ignominia delle trasmissioni di Santoro che non consentono agli accusati di difendersi». Il premier denuncia l’ipocrisia di una authority con commissari nominati dai politici: Santoro sarebbe sparito dal video se non si fosse messo di traverso quello dell’Udc.

Sempre riferendosi ad Annozero, Berlusconi ha sottolineato che «fare dei processi in una trasmissione del servizio pubblico con attori» che interpretano la voce di qualcuno senza dare possibilità che gli accusati si difendano è una «ignominia che non si può tollerare in un paese civile».

Partendo dall’inchiesta Rai-Agcom avviata dalla Procura di Trani, Berlusconi ha detto che i giornali e le televisioni «sono stati riempiti da temi che la magistratura di sinistra ha abilmente messo in campo».

Berlusconi mette in comune l’Agcom e la magistratura: «Nell’autorità per le comunicazioni non vince il buon senso, ma l’appartenenza politica: esattamente come nei nostri tribunali in cui non si esaminano più meriti o demeriti di qualcuno, ma si danno dei giudizi in base all’appartenenza politica dei giudici e ciò che conviene alla sinistra politicizzata della magistratura».

Il presidente del Consiglio ha quindi aggiunto: «Questa è una cosa di cui ci occuperemo nei prossimi tre anni con una grande e radicale riforma della giustizia». Invece secondo il premier adesso la giustizia «mette in questo pericolo la nostra democrazia».

«Io ho fatto semplicemente una cosa che dovevo fare, un mio dovere da cittadino presidente della più grande forza politica italiana, da cittadino Presidente del Consiglio, nel cercare di far intervenire l’Autorità di controllo sulla comunicazione per ottenere che non si facessero più questi abusi in una trasmissione del servizio pubblico, facendo processi, intervenendo con attori che leggono le dichiarazioni di altri».

Su Di Pietro e i giudici ha affermato: «Mi sembra di aver sentito dire da quel signore, che la mia personale educazione non mi consente di definire e che si chiama Di Pietro, che sono i magistrati che compiono queste operazioni e a loro va il merito della lotta alla criminalità organizzata» . Poi ha aggiunto: «C’è da spiegare perché questi stessi magistrati non abbiamo fatto altrettanto con i precedenti governi: ricordo che Bertolaso era commissario in Campania anche prima. La differenza sta evidentemente nel manico: il manico di questo governo è un manico che si fa sentire giornalmente nella lotta alla criminalità organizzata».

Poi il presidente del Consiglio ha parlato dell’inchiesta che ha coinvolto la Protezione Civile, “scaricando” la “colpa” per alcune nomine al governo che lo ha preceduto: «Ricordo che Balducci non l’abbiamo nominato noi, ma il precedente governo e dato che non facciamo piazza pulita degli uomini nominati lo abbiamo lasciato al suo posto».

Berlusconi ha nuovamente attaccato la magistratura sul “caso liste” delle regionali, che ha portato all’esclusione della lista Pdl di Roma e provincia: «Sono esterrefatto che continuino ad arrivare sentenze di giudici che di fronte al diritto dei cittadini guardino alla burocrazia».

«Non c’é colpa o responsabilità alcuna dei nostri delegati – ha aggiunto il premier – Lo ribadisco perché ormai si è diffusa questa opinione» anche da parte di «organi di stampa vicini a noi». Secondo Berluconi «il giudice avrebbe dovuto con forza richiamare il nostro delegato alla presentazione».

Silvio Berlusconi mostra grande ottimismo sulla capacità dall’Italia di reagire alla crisi. Al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto legge sugli incentivi, il premier ha affermato che «stiamo uscendo dalla crisi non con estrema rapidità, ma in maniera certa».

Il presidente del Consgilio si è detto certo che «certamente non lasceremo nessuno senza lavoro».