Berlusconi: “In Italia fin troppa libertà di stampa” e Scajola: “E’ uomo di Stato”

Pubblicato il 4 Maggio 2010 18:17 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2010 21:32

Silvio Berlusconi

Il capo del governo italiano, Silvio Berlusconi,  ha detto: “Se c’é una cosa in Italia che è sotto gli occhi di tutti e su cui c’é la sicurezza di tutti è che abbiamo fin troppa libertà di stampa”. Chiamato a commentare le dimissioni del ministro Claudio Scajola, tra rammarico e orgoglio, il premier ha affermato: “E’ un uomo con il senso dello Stato”.

Leggendo le parole del premier si desume quindi che Scajola è uno statista giusto, un ministro di tutto rispetto, al di là della storia di quella casa comprata a Colosseo e dei traffici strani che sembrano stare dietro. Anche tutta questa storia, per il premier, è semmai un’invenzione della stampa. Quella stampa che gode di “fin troppa libertà”, a dispetto del  rapporto dell’Ocse che invece ci mette agli ultimi posti della classifica mondiale.

Ricordiamo che il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, si è dimesso per la polemica che l’ha travolto perché avrebbe comprato una casa di 180 metri quadri vista Colosseo con l’aiuto di fondi neri di Diego Anemone, oggi in carcere nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per i Grandi Eventi.

Scajola giura di non saperne niente di quei 900 mila euro versati con assegni circolari da Anemone per comprare la casa al Colosseo. Anzi. La circostanza viene derubricata dal ministro a semplice possibilità di cui comunque, giura, non si è mai accorto. “Mi hanno pagato la casa? – ha detto oggi in conferenza stampa – Se me l’hanno pagata non me ne sono accorto”.

Scajola non è indagato. Una versione che, in realtà, sembra essere in parte confermata dalla procura di Perugia che, infatti, conferma che Scajola non è indagato. Il perché, secondo quanto scrive l’Ansa, è da ricercare nel fatto che “non è finora emerso dagli elementi raccolti dagli inquirenti che il ministro fosse a conoscenza della presunta provenienza illecita del denaro utilizzato da Zampolini per l’emissione degli assegni circolari destinati all’acquisto della sua casa”. Né è emerso che quegli assegni fossero contropartita di un “favore” fatto da Scajola al costruttore Diego Anemone o ad altri.

A dispetto dei dubbi che circondano Scajola, Berlusconi lo descrive come un politico modello. “Oggi si è dimesso un ministro molto capace – ha detto durante un incontro con il presidente del Ppe Joseph Daul –  Scajola ha assunto una decisione sofferta e dolorosa, che conferma la sua sensibilità istituzionale e il suo alto senso dello Stato, per poter dimostrare la sua totale estraneità ai fatti e fare chiarezza su quanto gli viene attribuito”.

“A Scajola – ha aggiunto – va l’apprezzamento mio e di tutto il governo per come ha interpretato il ruolo di ministro dello Sviluppo Economico in una fase difficile e delicata che, anche grazie al suo contributo, l’Italia sta superando meglio di altri Paesi”.

Ringraziamento a Bertolaso. Il dimissionario Scajola, però, non è l’unico che, pur essendo implicato in affari quantomeno sospetti, si merita l’ammirazione del premier. A palazzo Chigi nel corso di una conferenza stampa di presentazione del rapporto dell’Osce sulla gestione dell’emergenza terremoto in Abruzzo, il permier ha infatti affermato: “Credo che ci sia un ringraziamento da fare a Guido Bertolaso” (indagato nell’inchiesta sugli appalti per il G8 e i Grandi Eventi) e poi: “Il sistema della Protezione Civile italiana è un esempio a livello internazionale”.

Tremonti. L’unico che, almeno ironicamente, non incassa i complimenti di Berlusconi è il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Parlando a palazzo Chigi con il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, il premier ha affermato: “Lei ha incontrato il ministro Tremonti e penso che abbia tagliato a metà il menu che avevate preparato per la manifestazione del 27 e 28 di maggio quando a Parigi avrò l’onore di presiedere la riunione dell’Ocse”.

Terremoto all’Aquila. Parlando poi del terremoto, Berlusconi ha annunciato che la ricostruzione “prenderà molti anni e nessuno può farci niente. Questa è la risposta a chi ci dice non abbiamo fatto subito. Abbiamo fatto delle scelte: la prima scelta è stata dare la casa a chi non ce l’aveva più; poi sostegno all’economia e per terza andare a ricostruire ciò che è necessario ricostruire per mantenere i segni di identità di una città che ha radici profonde nella storia”.

Il premier ha poi rivendicato la bontà dei nuovi alloggi costruiti per gli aquilani: “Mi sono visto tra le braccia molte signore che piangevano perchè quasi non credevano ai propri occhi nel vedere che avevano una casa ancora più bella di quella andata distrutta”.

Quanto al problema delle macerie ancora presenti nel centro storico dell’Aquila, il presidente del Consiglio ha buttato tutta la responsabilità sull’amministrazione locale: “E’ stato lo stesso Consiglio comunale che ha visto nel business della rimozione delle macerie una possibilità di intervento per le aziende locali e quindi ha detto di non intervenire”.

Infine, un accenno all’incidente diplomatico che qualche mese fa coinvolse Guido Bertolaso, che allora criticò gli Stati Uniti per la gestione dell’emergenza ad Haiti. Scatenando l’ira di Hillaru Clinton. Oggi però Berlusconi ha dato ragione a Bertolaso: “Le sue critiche erano assolutamente fondate”.