Berlusconi: “La grazia? Non la voglio e non serve”. Napolitano ha detto già no

Pubblicato il 20 Luglio 2014 10:12 | Ultimo aggiornamento: 20 Luglio 2014 10:23
Berlusconi: "La grazia? Non la voglio e non serve". Napolitano ha detto già no

Giorgio Napolitano e Berlusconi: la grazia? non te la do. E io non la voglio…

MILANO – Berlusconi non vuole la grazia da Giorgio Napolitano e lo fa subito scrivere sul giornale e su internet, nel caso dal Corriere della Sera, il quotidiano di Milano:

“La grazia? No, quello non è un tema in agenda. E neppure serve, tra l’altro”.

Mentre Giorgio Napolitano, “il Quirinale” o “il Colle” nel gergo esoterico dei giornalisti di Palazzo, affidano a Claudio Tito di Repubblica il messaggio che non c’è trippa per il gatto Berlusconi e di grazia proprio non se ne parla, specie se la pretesa è quella di un atto spontaneo del Presidente della Repubblica, Berlusconi si affida al Corriere della Sera e a Tommaso Labate che descrive il giorno dopo la sentenza di assoluzione per lo scandalo Ruby come è stato vissuto ad Arcore, dove Berlusconi vive in una specie di domicilio coatto.

Sembra quasi che Berlusconi si aspettasse l’uscita del Quirinale e abbia voluto giocare d’anticipo. Forse ha captato l’onda negativa di ritorno dopo le pressioni dei suoi a seguire la sentenza.

Rigenerato dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano, Berlusconi, grande giocatore, alza subito la posta:

“Renzi è un fuoriclasse, come comunicatore. Ma non ha una compagine all’altezza e ha tanta fretta. Il Senato è un’istituzione che esiste da duemila anni. E non è possibile cambiarlo in 15 giorni”,

riferisce Tommaso Labate, che non ci dice se c’era anche lui ad Arcore o se lo è fatto raccontare, ma sembra comunque molto bene informato. Berlusconi, in questo quadretto quasi da vita dei santi,

“si sveglia presto, passa tutta la mattinata al lavoro, esclude dal bouquet l’ipotesi di ritornare alla carica con Giorgio Napolitano sul tema della clemenza e, soprattutto, medita di lanciare nel dibattito delle riforme il più classico dei fulmini a ciel sereno. Forse tutto questo ha poco a che vedere col rispetto del Patto del Nazareno. Forse. Di certo, quel pensiero finora affidato a pochissimi è chiaro. «Renzi ha fretta. Il Senato non si può cambiare in quindici giorni».

“Berlusconi pranza con la fidanzata Francesca Pascale e gli altri familiari, si concede un riposino pomeridiano, di quelli che lo risarciscono in parte delle notti insonni delle ultime settimane. E poi torna a lavorare. «La mia voglia sarebbe pari a zero», si lascia andare nell’istante in cui il tempo dedicato al relax è appena scaduto. «Però», dice subito dopo l’ex premier, «ho delle responsabilità che non posso non assumermi. La sentenza di venerdì è stata un messaggio importante per il destino del centrodestra». Anzi, di più, «può addirittura favorire la ricomposizione delle forze di centrodestra». Altrimenti, è lo spettro che intravede davanti ai suoi occhi, «rischiamo di trovarci davanti a un bipolarismo con Renzi da un lato e Grillo dall’altro»”.