Berlusconi: “Lite con Tremonti? Solo chiacchiere”. Altolà al voto anticipato

Pubblicato il 4 Gennaio 2011 17:25 | Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2011 22:01
Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi ritorna dopo giorni di comunicati a parlare pubblicamente per ribadire il suo no alle urne e rassicurare sulla tenuta della coalizione smentendo dissidi fra lui, Umberto Bossi e Giulio Tremonti.

Dopo una visita nel ritiro del Milan in vista del match con il Cagliari, durante la quale sostiene che le vittorie del Milan rallegrano l’umore dei parlamentari e dunque ”fanno bene al Paese”, il presidente del Consiglio concede un’intervista telefonica a ‘Studio Aperto’.

Al tg di Italia Uno conferma il suo ottimismo sulla possibilita’ di ampliare la maggioranza a singoli deputati ‘delusi’. ”Sono sicuro che entro la fine di gennaio in Parlamento ci saranno le condizioni per portare a termine la legislatura”, ribadisce il premier.

”L’Italia – aggiunge precisando di non temere il voto – ha bisogno di tutto, tranne che di elezioni anticipate”. Una ”stabilità”, sostiene con un occhio rivolto all’Udc, ”richiesta da tutti i protagonisti piu’ importanti della nostra societa’, dall’industria alla Chiesa Cattolica”.

Un altolà al pressing di quanti, nella maggioranza, preferirebbero staccare la spina al governo, a cominciare da alcuni esponenti di primo piano della Lega e – a quanto si dice – dallo stesso ministro dell’Economia. Ma a questo proposito lo stesso Cavaliere, aiutato poi dalle parole del Senatur, smentisce qualsiasi divisione: i dissidi dentro la maggioranza con la Lega e il ministro Tremonti, afferma, ”sono solo chiacchiere al vento, non c’e’ nulla di vero” visto che ”maggioranza e governo sono solidi e capaci”.

A differenza dell’opposizione, rimarca, che è ”senza idee e senza leader” e sa dire solo ”stupidaggini e calunnie”. Segue il consueto elenco delle cose fatte dal governo, con particolare attenzione alle politiche giovanili per le quali – ricorda – il governo ha stanziato oltre 300 milioni di euro consentendo così al premier di poter affermare senza ombra di dubbio che l’Italia può tornare ad essere un paese per i giovani. Ma Berlusconi guarda anche avanti e a quanto ancora l’Esecutivo potrebbe fare se terminasse la legislatura: non solo le riforme previste nei cinque punti programmatici (federalismo, Sud, sicurezza, giustizia e fisco), ma anche quei provvedimenti, in parte già avviati, da portare a termine per consentire al Paese di innovarsi e competere di fronte ad una globalizzazione sempre più estesa: dal piano case, agli investimenti in infrastrutture; dalle liberalizzazioni, al piano per il nucleare; dalla banda larga, alla riforma del patto di stabilita’ interno.