Bersani si appella alla piazza: manifestazione per staccare la spina al governo

Pubblicato il 5 Novembre 2010 21:30 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2010 18:15

Pier Luigi Bersani

Per dare la spallata finale al governo non serve la mozione di sfiducia da presentare alla Camera: senza il voto di Futuro e Liberta’ non avrebbe alcuna possibilita’ di successo. E’ questo il motivo che ha spinto il Pd a proporre una grande manifestazione per ”staccare la spina” a un governo ”che non c’e’ piu’ ”. Sara’ Pier Luigi Bersani ad annunciare l’iniziativa con la quale i democratici sperano di mettere in difficolta’ Berlusconi, se nel frattempo non si sara’ consumata la rottura definitiva con i finiani. La manifestazione dovrebbe svolgersi alla fine della campagna ‘porta a porta’ che il Pd sta svolgendo in questi giorni: una data possibile potrebbe essere negli ultimi giorni di novembre.

La decisione di Bersani e’ maturata dopo aver considerato tutti i pro e i contro: i centristi dell’Udc, con i quali Bersani cerca l’intesa, di solito non gradiscono il richiamo alla piazza e anche questa volta sarebbe difficile farli marciare con le loro bandiere. Ma se, come spera il segretario democratico, si riuscira’ a riempire le strade di Roma con un fiume di manifestanti pacifici, il governo dovrebbe accusare il colpo. La strategia dei democratici punta, per l’immediato, a mettere in evidenza le contraddizioni e le difficolta’ dell’esecutivo. La lite tra la ministra dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e Giulio Tremonti, ad esempio, fa dire all’esponente della segreteria Stella Bianchi che il governo e’ in una condizione di ”caos totale”.

Duro, contro Tremonti, il responsabile economia del Pd Stefano Fassina: ”Ma il ministro Tremonti non era quello che aveva messo fine agli assalti alla diligenza delle leggi finanziarie? Non doveva essere una finanziaria tabellare? La verita’ e’ che la nostra politica di bilancio e’ senza strategia, un decreto dopo l’altro, dove un giorno si taglia e l’altro si torna indietro, dove si lascia correre la spesa per beni e servizi e si soffocano gli investimenti”. Non c’e’ provvedimento uscito da Palazzo Chigi che il Pd non respinga come ”vuota propaganda”, come oggi le norme di Maroni sulla sicurezza e sulla prostituzione. Per il dopo, in caso di caduta del governo, il copione del Pd resta lo stesso tracciato da Bersani: la ricerca di una nuova maggioranza per dar vita a un governo tecnico che cambi la legge elettorale e affronti i temi piu’ urgenti.

Una prospettiva di medio-lungo termine che, per realizzarsi, avrebbe bisogno dei voti non solo di Futuro e Liberta’, rimpolpati da quelli di altri dissidenti del Pdl. Sperando insomma che si estenda quanto gia’ visto giovedi’ in commissione Bilancio della Camera quando il governo e’ andato sotto con i voti determinanti dei finiani e dell’Mpa.