Berlusconi di mattina: abbasserò le tasse. Bankitalia di sera: le tasse aumenteranno

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 13 Ottobre 2011 17:47 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2011 18:55

Berlusconi parla alla Camera (Lapresse)

ROMA – È stato sfortunato Silvio Berlusconi: alle 11:15, mentre annunciava all’Aula di Montecitorio semivuota che avrebbe fatto la riforma fiscale, lo spread fra i Btp italiani e i Bund tedeschi risuperava di nuovo quota 370 punti. Uno stock di titoli di Stato italiani a cinque anni veniva venduto all’asta con tassi di interesse fra il 5,3% e il 5,8%. Interessi che prima della crisi di giugno-luglio erano sotto il 4% e che ci costeranno quanto un terzo di una manovra finanziaria.

Mentre il presidente del Consiglio spiegava che l’Italia è un paese affidabile perché ha dei problemi ma ha anche i numeri dell’economia reale dalla sua parte, i mercati ignoravano (o non ritenevano credibile) il suo ottimismo e gli indici di borsa ritornavano negativi dopo una serie di giorni di rialzi.

Ma il peggio doveva ancora venire perché se Berlusconi di mattina aveva dato il buongiorno agli italiani dicendo che le tasse diminuiranno, nel pomeriggio è arrivato il “buonasera” di Bankitalia: le tasse aumenteranno, ci sarà bisogno di una patrimoniale e allora l’unica mossa sarà reintrodurre l’Ici, l’unica patrimoniale possibile…

Questa la sintesi di una giornata schizofrenica. Era iniziata così: ”Ridurre il carico del fisco sui soliti noti e portare gli evasori nell’area dei virtuosi” e “sconfiggere la strategia della paralisi e del pessimismo, e con il decreto sviluppo metteremo un mattone nel muro contro la sfiducia” quindi “utilizzare la fase finale della legislatura per avviare la crescita e completare le riforme”. Parole e musica di uno dei cinque Berlusconi di stamattina, quello programmatico. Miglior commento al Berlusconi programmatico, lo abbiamo scritto: il lungo sbadiglio di Umberto Bossi. Bossi che nel pomeriggio ha anche parlato, a integrazione dello sbadiglio: “Berlusconi ‘ha detto quello che doveva dire, quello che la gente voleva sentirsi dire”.

La Banca d’Italia invece ha detto quello che la gente non vuole sentirsi dire: “La pressione fiscale in Italia è elevata sia nel confronto storico sia in quello internazionale e nel prossimo triennio è destinata a crescere”.

E poi, senza pietà: ”Sarebbe necessaria una riflessione sull’opportunità di reintrodurre l’abitazione principale fra gli immobili soggetti a imposta, in particolare l’Ici. L’esenzione dell’Ici dalle abitazioni principali costituisce nel confronto internazionale un’anomalia del nostro ordinamento tributario ed espone al rischio di trasferire una parte rilevante dell’onere dell’imposta su esercizi commerciali e studi professionali o sui proprietari di seconde case”.