Il borsalino di Berlusconi sul New York Times: la vecchia volpe fa l’outsider

Pubblicato il 17 Gennaio 2013 10:12 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2013 10:15
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Il borsalino di Berlusconi sul New York Times

ROMA – Silvio Berlusconi si riprende un pezzo di scena internazionale, una sua foto lo immortala sul New York Times (17 gennaio) mentre sorride sornione sotto un bel Borsalino Fedora nero. L’articolo che gli dedica la corrispondente Rachel Donadio cerca disperatamente di spiegare ai lettori digiuni delle acrobazie della politica italiana come si sia giunti all’ennesima resurrezione dell’uomo che non solo molti italiani, ma anche gli investitori stranieri e senza dubbio la cancelliera Merkel, avevano sperato di non rivedere mai più. Invece, rieccolo, pimpante e galvanizzato, look “piacione” vagamente retro, impegnato a condizionare una campagna elettorale che sembrava segnata. E a dargli una scossa, rivitalizzandola.

“Un volto familiare gioca all’outsider in Italia”, questo il titolo del pezzo, indaga la virata populista dell’ex presidente del Consiglio, alla caccia dei voti dei delusi del Pdl, dei pentiti del grillismo, dei montiani abbandonati. La televisione, quella che gli ha dato ricchezza e popolarità, quella che conosce come nessuno in Italia, sta spingendo la sua risalita nei sondaggi. Non che le sue chance di vittoria siano diventate realistiche: tutti gli analisti concordano però sul fatto che la sua battaglia gli garantirà  abbastanza seggi in Parlamento per raggiungere i suoi obiettivi. E cioè, “la salvaguardia dei suoi interessi, come la riforma della giustizia, i diritti sulla tv digitale, le intercettazioni e infine indebolire il centrosinistra e il partito di Monti“.

Già, Monti. Secondo la ricostruzione del New York Times, commentatori e analisti gli riconoscono il merito di aver salvato il Paese ma avrebbe commesso l’errore di sovrastimare la sua popolarità come politico. Molti sono gli italiani che gli rimproverano l’aumento dell’età pensionabile e dell’introduzione dell’Imu sulla proprietà, sulla quale del resto in Italia si sta riproponendo il gioco dello scaricabarile. Qui il giudizio è duro: Monti è un generale senza esercito, a capo di un confuso gruppo di centristi senza indirizzo e capacità di manovra. Fini e Casini, del resto, non vengono nemmeno nominati.

Rachel Donadio riporta le sferzanti critiche del giornalista dell’Espresso Damilano, accreditando la tesi secondo cui il Professore, “da fattore di stabilità,” si è trasformato nel suo contrario. Esito inevitabile per chi si presenta alle elezioni non per vincere ma per “condizionare” gli avversari: oggi fa la figura della terza ruota del sistema, schiacciato tra destra e sinistra.