Berlusconi: “Ok accordi su legge elettorale. Faremo opposizione responsabile”

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 febbraio 2014 19:52 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2014 20:35
Berlusconi dopo i colloqui al Quirinale (Lapresse)

Berlusconi dopo i colloqui al Quirinale (Lapresse)

ROMA – “Faremo opposizione responsabile”, lo ha detto Silvio Berlusconi al termine dei colloqui al Quirinale con Giorgio Napolitano per la formazione del governo Renzi. “Manterremo gli accordi sulla legge elettorale che è incardinata alla Camera così come sulle altre riforme”, del Senato e del Titolo V della Costituzione. “Ma restiamo all’opposizione di questo futuro governo”, ha precisato.

Berlusconi promette di fare opposizione responsabile ma non manca di mettere nuovamente in difficoltà il presidente della Repubblica, costretto a incontrare al Colle un ex senatore, condannato in via definitiva per frode fiscale, che in più di un’occasione lo ha accusato di aver guidato un golpe contro di lui. E aggiunge: “Abbiamo con il Presidente della Repubblica manifestato preoccupazione e stupore per questa crisi opaca che si è aperta fuori dal Parlamento e nell’ambito di un solo partito”. 

Con Berlusconi il giro di consultazioni si è quasi concluso. Dopo di lui solo la delegazione del Pd, che è andata senza il segretario, già impegnato a comporre la sua squadra di ministri.

Il capogruppo dei senatori Pd, Luigi Zanda, al termine dei colloqui ha detto: “Abbiamo riferito la posizione del Pd in questa delicata crisi e riferito l’esito della direzione che come sapete si è aperta con un ringraziamento sentito a Letta per il suo lavoro positivo. Ora C’è un impegno forte per un governo che completi la legislatura e verso il 2018”. E specifica che il premier indicato dal Pd, ovviamente, è Matteo Renzi: “Il Pd pensa che per superare la difficile situazione del paese sia necessario che il Pd metta a disposizione tutta la sua forza politica a cominciare dalla persona del segretario che abbiamo indicato al Presidente della  Repubblica come premier”.

Si avvia così a conclusione la crisi di governo più breve della storia: con le dimissioni di Letta presentate meno di 24 ore fa e l’incarico al nuovo premier, Matteo Renzi, al massimo domenica, anche se c’è chi dice che il presidente Giorgio Napolitano voglia prendersi almeno un giorno per riflettere, facendo slittare la decisione a lunedì. Anche se è probabile che Napolitano non voglia farsi trovare impreparato dinanzi alla riapertura dei mercati lunedì, che finora sembrerebbero aver assorbito bene la crisi.

Nonostante la velocità degli incontri, sono state consultazioni ricche di polemiche. Grandi assenti la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle che non sono voluti salire al Colle. E un’ulteriore spaccatura sul fronte delle poltrone a sinistra. Con l’ex candidato segretario del Pd, Pippo Civati, che ha paventato persino l’ipotesi di una scissione, chiedendo a Renzi di smentire le ipotesi di un patto oscuro con Fi finalizzato a ridimensionare il ruolo di Angelino Alfano, vicepremier di Letta e titolare del Viminale.

La smentita arriva in serata, per bocca del portavoce della segreteria Pd, Lorenzo Guerini: “Non ci sono contatti o trattative in corso tra il Pd e Fi sul tema della composizione del governo. Una cosa è il piano delle riforme istituzionali su cui abbiamo avviato un cammino comune, altro è il piano del nuovo governo su cui il Pd non ha coinvolto vertici o esponenti di Forza Italia”. Parole che trovano conferma anche in quanto affermato dallo stesso Berlusconi.

Alfano tentenna e avverte il futuro premier: “Non si sposti a sinistra”. Mentre il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà Nichi Vendola si chiama fuori e sposa la linea della rottura.

Sullo sfondo, la trattativa serrata sugli incarichi da conferire nel nuovo governo. In ballo ci sono soprattutto due questioni: la conferma di Angelino Alfano alla vicepresidenza del Consiglio e al ministero degli Interni, e la presenza significativa, nel Cdm, di rappresentanti del Nuovo Centrodestra.