Il Pdl perde i pezzi e Berlusconi incolpa Fini: “Gioca al massacro”

Pubblicato il 14 luglio 2010 21:35 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2010 22:50

Dopo Scajola, Brancher e Cosentino, il Pdl perde i pezzi ed un Berlusconi preoccupato come non mai scarica la colpa su Fini. Teso per le divisioni nel Pdl, dove ognuno sembra giocare la sua partita personale e intenzionato quindi ad intervenire per ricompattare il partito, Silvio Berlusconi, nel vertice di giornata a palazzo Chigi è parso molto preoccupato.

Berlusconi è preoccupato non solo per il caso Cosentino, ma soprattutto per i conflitti interni e “il logoramento” in atto da parte di Fini. Tanto da far partire ufficialmente, assicurano le stesse fonti, il conto alla rovescia per lo scontro finale con l’ex leader di An. “Adesso basta, d’ora in poi si fa sul serio… Fini sta spaccando il partito, insiste sulle divisioni proprio per minare la mia leadership”.

Per il premier quello di Fini “è un vero e proprio gioco al massacro. Adesso me ne occuperò io personalmente”, ha osservato. Torna, dunque, il “ghe pensi mi” e giovedì il presidente del Consiglio potrebbe andare al Senato per il voto di fiducia sulla manovra.

Il Cavaliere è convinto che dopo Cosentino il presidente della Camera miri al bersaglio alto, Denis Verdini. Il presidente del Consiglio, però, ha “blindato” il coordinatore del Pdl, dando ampie assicurazioni ai vertici di via dell’Umiltà di non voler toccare nulla della struttura. Magari poi a settembre arriverà una “rivoluzione” (ad agosto convocherà i vertici a villa Certosa), ma “ora non ci sarà nessun cambiamento”, ha assicurato il Capo del governo. Anzi Berlusconi ha mantenuto Cosentino nel suo ruolo nel partito non solo perchè “non c’è stata nessuna congiura” ma anche per non prestare il fianco ai finiani.

Del resto si sussurra che la nota del politico campano sia stata vergata proprio dal premier. Compreso quell’attacco alla terza carica dello Stato, Fini, che “vuole il potere nel partito”. Il Cavaliere, invece, non è disposto a concedere nulla al presidente della Camera e ripeterà – ha annunciato nell’incontro con i big – che Fini “non può intestarsi nessuna vittoria”.

Il passo indietro di Cosentino da sottosegretario era stato richiesto da giorni, alla Camera si rischiava seriamente di andare sotto. E così è tramontata anche la tentazione di andare al ‘redde rationem’ con i finiani che avrebbero votato con l’opposizione. Tuttavia il presidente della Camera è tornato alla carica: “Serve una politica durissima con chi non ha etica pubblica”, ha spiegato. Alemanno insiste per arrivare ad una pace strategica tra Fini e Berlusconi e, in verità, la trattativa sulle intercettazioni va avanti.

Il Pdl è pronto a dare il suo sì ad alcuni emendamenti della Bongiorno, soprattutto per quello che riguarda gli ascolti dei parlamentari. Difficile, invece, un accordo sugli editori, soprattutto sulla questione della responsabilità. E soprattutto sempre più problematica, se non impossibile la strada della riconciliazione. Prende così quota l’ipotesi dell’allargamento all’Udc. “E’ l’unica alternativa”, ha sottolineato il premier nel vertice secondo quanto viene riferito.