Berlusconi rottama il Pdl e “prepara il predellino-bis”? I finiani: nessun dietrofront, un pit stop

Pubblicato il 19 Novembre 2010 11:37 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2010 16:45

Silvio Berlusconi

”E Berlusconi prepara il ‘predellino-bis’: Silvio fa un altro partito”. E’ il quotidiano di famiglia, il Giornale, a rivelare le intenzioni del premier che, in vista delle elezioni, avrebbe già  ”incaricato una società di marketing di disegnare un nuovo logo e un nuovo nome per il sempre più probabile ex Pdl”.

La decisione di ”rottamare” il Popolo della libertà (nome che per il premier avrebbe ”perso appeal” e inoltre non sarebbe ”immediato e d’impatto”), sarebbe stata dettata dalla necessità di ”dare una svolta anche d’immagine al partito e di recuperare lo spirito del ’94 quando in pochi mesi scese in campo con Forza Italia e sbaraglio’ la gioiosa macchina da guerra delle sinistre guidate da Occhetto”.

Quello che serve ora, per Berlusconi, è uno slogan nuovo di zecca che abbia una portata ‘rivoluzionaria’ come fu con Forza Italia, ”e non è del tutto escluso – scrive Francesco Cramer – che la formula Forza Italia venga in qualche modo riesumata”.

”Il cambio in corsa serve anche a escludere eventuali pretese dei finiani dopo l’uscita dal partito”. Quindi ”meglio tagliare la testa al toro e creare una nuova ‘cosa”’. E per questa ‘missione impossibile’ sarebbero ”già in azione Claudio Scajola e Daniela Santanchè”.

Sarà tutto vero? Finora dopo il video-appello di Fini e il tira e molla di Berlusconi, sembrava che i duellanti si fossero scambiati i ruoli. Uno incalzava e l’altro scalpitava.

Il fondatore di Alleanza nazionale vuole  logorare l’avversario, ma di fatto è tornato un passo indietro: prima chiedeva le dimissioni, ora cerca la mediazione. Ha ceduto, dicono alcuni, ha paura di perdere i suoi e cerca di ricucire lo strappo per dare magari l’appoggio a un Berlusconi bis. A che prezzo per il Cavaliere? Sebbene sembra abbia detto: “I miei figli si sono rotti le scatole, vorrebbero che mollassi tutto. Anche perché dicono che sto danneggiando le aziende”, di sicuro Berlusconi non ha intenzione di guidare un governo di minoranza e anche la sua spalla leghista, Umberto Bossi, ha già fatto capire cosa c’è nell’aria: “Se alla Camera non avessimo molti voti, sarebbe un problema governare, specie con i tempi che arrivano, con la crisi economica…”.

Eppure i finiani giurano che non c’è stata nessuna retromarcia, ma come ha detto Fini “un pit stop”, e che se le cose non cambiano voteranno la sfiducia. Fabio Granata, uno dei “falchi” vicino al presidente della Camera, prova a fugare i dubbi. Tentando di scacciare l’interpretazione delle prime pagine dei giornali che parlando di secco colpo di freno da parte del presidente della Camera. “Nessuna retromarcia. Se il percorso sarà quello di arrivare in Aula a maggioranza invariata e se, peggio ancora, continua questo tentativo di garantirsi una striminzita maggioranza numerica, senza tenere conto della grande questione politica posta da Fini, non potremmo che votare la sfiducia. Abbiamo ritirato la delegazione dal governo e ci comporteremo di conseguenza con la sfiducia”. Smentiscono tentazioni di retromarcia sia il deputato di Fli Giuseppe Consolo (“seguo le indicazioni di Fini per convinzione, non per dovere. Il resto sono giornalate”) sia l’ex sottosegretario all’ambiente Roberto Menia “Fli non si spacca, mi pare una favola. Non ho nessuna voglia di votare la sfiducia ma se mi costringono a farlo lo faccio”. Menia ipotizza così il futuro del governo: “La proposta è questa: fase due di questa legislatura, un aggiornamento del programma, se possibile un centrodestra allargato. Io l’ho sempre letta così: dopo di che si può rispondere o con la sfida muscolare, ma fa parte della tattica per ognuna delle parti e poi c’è invece il momento della ragionevolezza. Manca meno di un mese alla verifica mi auguro che prevalga, per il bene del paese, la ragionevolezza”.

Sull’appello alla “responsabilità” del premier, lanciato ieri dal fondatore di Fli, “intanto ricordiamo – dice Della Vedova – che si è scelto di rinviare di un mese l’appuntamento della chiarezza. E quindi anche noi ora vediamo che succede”. Adesso “aspettiamo fino al 13 dicembre”, dice ancora l’esponente finiano, sottolineando che Berlusconi “sembrerebbe che voglia la prova di forza in Parlamento. Ma mi sa che non gli riuscirà. Al massimo, finisce rocambolescamente con una ‘fiducina’ per un governicchio che durerà lo spazio di un mattino”.

Secondo Umberto Bossi, “Fini e la sinistra hanno paura del voto”. Il ministro delle Riforme, parlando con i giornalisti, ha aggiunto che da parte di Berlusconi e della Lega “non c’è alcuna compravendita” di parlamentari per assicurare al governo la maggioranza alla Camera quando si voterà la fiducia il 14 dicembre. “Berlusconi non è capace di comprare la gente”, ha aggiunto il leader leghista, che è del parere che il presidente del Consiglio avrà la fiducia di entrambe le Camere ma, se così non fosse, “bisogna andare alle elezioni. Se è saggio va al voto e ritorna con un sacco di voti in più”. Per Bossi, però, Berlusconi potrebbe fare come Fanfani: “Ottenne la fiducia ma si dimise comunque”. Secondo Bossi, infine, non ci sono possibilità di un governo tecnico: “Napolitano è saggio e non lo permetterà. E comunque ci sarebbe una reazione troppo forte del Paese”. Ma il Senatur lancia un messaggio tra le righe: la Lega seguirà Berlusconi «fino a quando non abbiamo fatto le riforme». Fino a gennaio, fino a marzo? “Fino a quando non si fanno le riforme”, ha concluso.