Berlusconi e Putin, l’accusa degli Stati Uniti: “Con il gas esportano corruzione in Europa”

Pubblicato il 9 Dicembre 2010 11:43 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2010 11:43

Silvio Berlusconi e Vladimir Putin

Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, attraverso il “potere” del gas, esportano la corruzione in Europa. Questa, secondo quanto riporta La Repubblica nella seconda puntata dell’inchiesta firmata D’Avanzo-Greco-Rampini, l’accusa dell’alto funzionario e massimo esperto del Dipartimento di Stato americano per “Eurasia e questioni energetiche”, Jeffrey Mankoff. E  il giudizio è contenuto in un rapporto cruciale del 2009 in cui il Dipartimento di Stato suggerisce di cercare tutte le ragioni dell’allarme attorno al caso Berlusconi-Putin.

“Le risorse energetiche sono il piedistallo del potere da cui Vladimir Putin punta a condizionare la politica europea – dice Mankoff –  La relazione personale con Silvio Berlusconi è funzionale a questo: inoculare corruzione negli altri paesi, dividere l’Europa, renderla vulnerabile al ricatto energetico della Russia. Il semi-monopolista del gas russo Gazprom fa tutt’uno con Putin, nulla è trasparente in quella sfera, la corruzione è endemica”.

Sostiene Mankoff: “Poiché i libri contabili di Gazprom non sono di dominio pubblico, la società è in grado di fare affluire pagamenti ai politici nei paesi “a valle”, perché assecondino i piani della Russia. I progetti dei gasdotti, con miliardi di dollari di investimenti, sono il meccanismo privilegiato per una corruzione su vasta scala”.

In pratica gli Stati Uniti sono preoccupati dai rapporti tra il premier italiano e Putin. A preoccupare la presidenza americana sono soprattutto quattro punti, come riporta La Repubblica: 1. Il ruolo dell’Eni ridotto a strumento. 2. I dubbi sull’investimento anti-economico nel gasdotto South Stream. 3. La vicenda del “portage finanziario” italiano sulla Yukos. 4. Lo sconcertante allineamento filo-russo di Berlusconi sulla guerra in Georgia.

Visto dall’America il pericolo è questo, si legge su Repubblica: “Per l’Europa la crescente dipendenza energetica da un singolo gruppo che coincide con un governo straniero solleva dei problemi di sicurezza, trasparenza, potenziale manipolazione politica”. Chi, come l’Italia, finisce in una “intima relazione politica con Mosca rischia di assecondare i disegni di questa, a scapito dell’unità fra europei”. Scrive Repubblica: “Il sospetto che l’Eni sia stato trasformato in uno strumento nel rapporto tra Berlusconi e Putin, è legato ad alcuni passaggi decisivi nella “blindatura” del potere energetico in Russia. Mankoff ricorda come “durante il suo secondo mandato presidenziale, Putin ha accelerato in modo drammatico la concentrazione del business di petrolio e gas dentro i campioni nazionali Gazprom e Rosneft. Le imprese che appartenevano agli oligarchi privati, come la Yukos di Mikhail Khodorkovsky, sono state fagocitate”. La stessa Yukos che fu oggetto di un portage finanziario da parte dell’Eni e dell’Enel. Pochi gruppi occidentali sono ammessi in questo gioco, osservano al Dipartimento di Stato, dove ricordano l’espulsione di Bp e Shell costrette a uscire dai loro maggiori investimenti energetici in Russia durante la presidenza Putin. Vedremo presto il ruolo che Berlusconi decide di assumere in questa spoliazione”.

Una volta concentrato il suo impero energetico -si continua a leggere su Repubblica – dove politica e affari coincidono e solo gli stranieri docili sono ammessi, Putin passa alla seconda fase della strategia. “Si tratta – spiega Mankoff – di impedire l’accesso diretto dell’Europa alle risorse energetiche del Caspio, suddivise perlopiù tra Azerbaijan, Kazakistan, Turkmenistan. Riservare alla Russia il controllo sui corridoi di transito verso il Caspio, accentua una dipendenza dell’Europa. Questo ha conseguenze strategiche sulle relazioni atlantiche, espone i nostri alleati europei all’influenza di Mosca”. Ancora una volta questa strategia è affidata a “un piccolo gruppo di colossi di Stato come Gazprom, sprovvisti di ogni trasparenza”. Ecco il nodo che interessa la Casa Bianca e la Clinton. Ecco la ragione per cui si vuole veder chiaro nei rapporti Eni-Gazprom, come sono andati evolvendosi sotto i governi Berlusconi. Ecco la leva degli interrogativi sulla proliferazione di società di intermediazione, senza una vera razionalità economica, possibili paraventi per l’erogazione di tangenti. E’ il passaggio che inquieta nell’analisi di Mankoff capace di alzare il livello di diffidenza del Dipartimento di Stato: “La corruzione sistemica nel settore energetico russo inocula corruzione nella politica europea“.