Berlusconi quasi quasi mi faccio una strage…L’ultima gag della politica a fumetti

di Lucio Fero
Pubblicato il 1 novembre 2017 7:08 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2017 16:13
Berlusconi-strage

Berlusconi quasi quasi mi faccio una strage…L’ultima gag della politica a fumetti

ROMA – Berlusconi quasi quasi mi faccio una strage: è l’ultima gag della politica a fumetti. Politica a fumetti che non conosce mai, proprio mai, un limite, un basta.

Ecco la scena, la sequenza che ci viene suggerita dalla suddetta politica a fumetti, collana di fumetti ancora stampata e in circolazione dopo un quarto di secolo. Eccola la scena: Berlusconi sta pensando e lavorando alla nascita e lancio di Forza Italia. E da bravo imprenditore immagina una campagna di lancio del prodotto. Sta lì Berlusconi e mumble-mumble, siccome è anche uomo di mondo e di spettacolo, gli viene in mente qualcosa che…spacca.

Sta lì Berlusconi e riflette, quindi ci arriva: quasi quasi mi faccio una strage, anzi due o tre. Magari a Milano, Roma, Firenze…E allora Berlusconi cerca su Google, ma allora non c’era, cerca sull’agenda o sulle antiche Pagine Gialle alla voce “stragi”. Chi fa, chi fornisce stragi? Pagine Gialle indicano senza dubbio come maggior e più esperto fornitore di stragi la mafia.

E allora Berlusconi inforca il telefono: pronto, mafia? Mi servirebbe una strage, sapete, devo fare una campagna elettorale e ho pensato a voi, alla vostra professionalità, mi raccomando. La mafia riceva l’ordinativo ed esegue. Eccola la scena e la sequenza difficile dire se più improbabile o più idiota.

Scena e sequenza che si intrecciano strettamente con l’altra sceneggiata-sceneggiatura della politica a fumetti: la Trattativa Stato-Mafia tutti e tre rigorosamente con la maiuscola perché se scrive trattativa con la minuscola che Complotto e Congiura è? Ecco il signor Stato (o sarà un’azienda?) che telefona-messaggia all’impresa Mafia o viceversa un trattiamo. Ed eccoli lì  Stato e Mafia che si mettono a scrivere il contratto, come fosse quello d’affitto. E interi stormi di giornalisti, politici e magistrati che da anni sono in caccia del testo scritto del contratto. Magari depositato da un notaio, perché no?

Ora la politica a fumetti che non conosce mai un basta torna ad alimentarsi dalla riapertura di un fascicolo di indagine. La Magistratura starà senz’altro facendo il suo lavoro producendo probabilmente un altro dei suoi atti dovuti. Ma chi e cosa ordina di confondere un atto dovuto di indagine (riaprirla dopo averla archiviata sei anni fa, riaprirla perché più o meno sempre una Procura apre un fascicolo in Italia, hai visto mai?) con una nuova puntata della politica a fumetti?

La Repubblica che pur tenera con Berlusconi non è mai stata, stando ai fatti, scrive: le intercettazioni del boss Graviano “evocano Berlusconi come mandante…”. Attenzione al verbo usato: evocano, evocare. Cioè lasciano immaginare soprattutto a chi vuole immaginare. Eccola l’intercettazione “Berlusconi mi ha chiesto questa cortesia…lui voleva scendere però in quel periodo c’erano i vecchi…mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”.

E qui qualcuno, più d’uno crede o fa finta di credere Berlusconi che telefona al boss: “Avrei bisogno di una cortesia, una strage. Sa, devo far fuori un po’ di vecchi politici, ci vorrebbe bel botto, mi raccomando a lei signor boss”. La politica, scadente, a fumetti, scadenti.