L’incidente decisivo per far cadere Berlusconi e la possibile corsa al Quirinale

Pubblicato il 11 Novembre 2010 0:36 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2010 0:36

Andrea Verderami per il Corriere della Sera scrive della crisi politica e del governo che sta attraversano la maggioranza. Siamo al preavviso della crisi. E se è vero che i voti alla Camera con cui il Fli ha mandato sotto il governo non potevano avere un impatto tale da spingere Berlusconi alle dimissioni, è altrettanto vero che quei voti hanno fatto capire a molti esponenti dell’esecutivo quanto sia prossimo il fine corsa. Nessuno è rimasto sorpreso dall’affondo, semmai c’è chi come Maroni ne ha preso atto, confidando che il segnale induca il premier a riflettere. «Speriamo che Silvio se ne convinca e apra alla trattativa con Fini», ha sussurrato il ministro dell’Interno dopo il risultato di Montecitorio. L’auspicio è che quello «spiraglietto» intravisto da Bossi non venga chiuso dal Cavaliere, che il pragmatismo prevalga sul tatticismo, e che si possa lavorare a un Berlusconi-bis.

Per una volta anche Gianni Letta tifa per il Senatur, ora che il capo della Lega veste i panni dell’«esploratore», sebbene l’ultima mediazione sia vissuta con scetticismo da tutti i protagonisti, compreso il presidente della Camera. I margini per un’intesa sono praticamente nulli, secondo il premier «inesistenti». Se Berlusconi non crede a una crisi che — a suo avviso — di «pilotato» non avrebbe nulla, è perché non può accettare le richieste di Fini: sarebbe un’ammissione della sua sconfitta politica, il preannuncio di un passo indietro, la consegna del testimone in mano altrui. Ecco il motivo per cui respinge ogni proposta di compromesso, che prevede nuovi equilibri nel centrodestra, e passa per un accordo sul prossimo candidato premier del centrodestra e per un patto sul prossimo candidato al Quirinale.

È questo il vero nodo della trattativa, la corsa al Colle di fatto è già iniziata. Lo ha ammesso giorni fa Bersani, lo dicono sottovoce i leader della maggioranza. Ecco perché la battaglia attorno al governo è così cruenta, ecco perché il timing della crisi sarà determinante. Il patto che Berlusconi ha stretto l’altro ieri con Bossi, è frutto di un reciproco interesse: il premier deve restare in piedi fino a dicembre per scongiurare un eventuale gabinetto tecnico, e procedere verso le elezioni. Fini ovviamente ha l’interesse opposto, intende bruciare i tempi e provocare in anticipo la crisi, ma senza passare per un voto di sfiducia a Berlusconi, che lo condannerebbe a intestarsi la responsabilità della rottura.

Verderami a questo punto spiega i passi per muoversi contro il premier. Restano così pochi passaggi parlamentari di qui a dicembre per muovere contro Berlusconi. Il dibattito di oggi alla Camera sul crollo di Pompei sarà importante, potrebbe far capire se il Fli è pronto a utilizzare quell’evento per provocare l’«incidente». Nel caso in cui le opposizioni decidessero infatti di presentare un documento contro il ministro della Cultura, è da vedere se i futuristi ne approfitteranno, affondando Bondi. Il passaggio è complicato per i finiani, ma non c’è dubbio che un simile attacco sarebbe devastante per il Cavaliere, perché verrebbe colpito sia sul versante del governo sia sul versante del partito, essendo il titolare della Cultura uno dei tre coordinatori del Pdl.

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Da giorni l’allarme è scattato nell’inner circle del premier, e la faccenda viene monitorata con attenzione pari alla preoccupazione. In questa crisi, ormai di fatto aperta, tutto si gioca sui tempi. E sui numeri. Per resistere, Berlusconi deve evitare l’«incidente» ed «evitare — come sostiene il segretario del Pri Nucara — che crolli la linea Maginot del Senato. Perciò, invece di pensare a raggranellare qualche altro deputato alla Camera, dovrebbe preoccuparsi di non perdere dei senatori a palazzo Madama. Così non ci sarebbe alternativa al suo governo, e le elezioni sarebbero inevitabili». Altrimenti per il Cavaliere i fantasmi di un cambio in corsa potrebbero incarnarsi.