Berlusconi: “Restare per me è un sacrificio, non c’è un’alternativa”

Pubblicato il 7 Ottobre 2011 11:31 | Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2011 12:17

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ROMA – La guida del Paese “è un fardello di cui personalmente mi libererei molto volentieri”, ma una crisi di governo “sarebbe l’ultima cosa di cui l’Italia in questo momento ha bisogno”. Lo afferma Silvio Berlusconi in un messaggio affidato al sito dei promotori della libertà mentre è in volo verso la Russia per partecipare alla festa di Vladimir Putin, che compie oggi 59 anni.

A giudizio del premier “anche le elezioni anticipate non servirebbero a nulla”, e dunque “purtroppo per la sinistra, non c’è un’alternativa al nostro governo”. Anche perché “noi abbiamo i numeri per arrivare fino in fondo alla legislatura, come prevede la nostra Costituzione. E andremo avanti per completare il nostro programma di riforme”. Una risposta alla cena di Scajola con la fronda degli ex Dc, pronti a raccogliere 45 parlamentari per preparare la spallata a Berlusconi.

“Da qui alla conclusione della legislatura – prosegue Berlusconi – quindi mancano meno di due anni, e credo che questo tempo debba essere da noi sfruttato appieno per rispondere alle sfide della crisi economica e per realizzare quelle riforme che sono necessarie per il futuro e per gli interessi generali del nostro paese”. Il presidente del Consiglio indica anche la scansione delle riforme in agenda: innanzitutto il decreto su crescita e sviluppo, poi la riforma dell’architettura istituzionale dello Stato e poi la riforma della giustizia che comprende la riforma delle intercettazioni.

”Vi è un’urgenza a cui abbiamo il dovere di rispondere ed è quella sulle intercettazioni”, ha proseguito Berlusconi. ”Sapere che siamo quotidianamente immersi in uno scandalo del quale non riusciamo neanche più a denunciare la gravità e l’anomalia. Ma quando un cittadino alza il telefono e sente di poter essere controllato, può temere che ciò che dice al telefono e che in un paese civile e libero dovrebbe restare inviolato puo’ vederselo su un giornale qualche giorno dopo. Questo è francamente intollerabile, questo è un sistema barbaro – conclude – a cui dobbiamo mettere fine”.