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Berlusconi ai suoi: “Avanti sereni”. Ma con Fini ancora nessun incontro fissato

Berlusconi e Bossi

Chiede ai ministri di evitare liti con i finiani, ma al momento un faccia a faccia con il presidente della Camera non è ancora in calendario; promette di rinunciare alle vacanze estive per dedicarsi alla riorganizzazione del partito, ma non spiega come intende procedere; rassicura i ministri che la ”vergognosa montatura” rappresentata dall’inchiesta sulla cosiddetta ‘P3’ non avrà conseguenze sull’Esecutivo visto che non ci sono ”ipotesi diverse” all’attuale maggioranza, ma intanto chiede rassicurazioni alla Lega e guarda con attenzione alle mosse di Giulio Tremonti.

Silvio Berlusconi, come altre volte, gioca contemporaneamente su più tavoli, in attesa di decidere una linea che porti la maggioranza fuori dalle secche in cui sembra finita. A proposito dei rapporti con Gianfranco Fini, nel corso del Cdm si raccomanda con i ministri: evitate confronti e liti in tv con gli uomini del cofondatore. Non si deve dare l’impressione di un partito spaccato. Parole che qualcuno legge come una volontà di appeasement con il cofondatore del Pdl.

Ma è presto per dire se questo preluda ad un faccia a faccia, nonostante alcuni giornali sostengano che un incontro è già fissato per fine luglio. L’ipotesi è smentita sia dall’entourage di Berlusconi che da quello di Fini. Ma ciò non significa che le cose non possano cambiare. Perché se è vero che i fedelissimi continuano a ripetere che il Cavaliere non ha – almeno per ora – nessuna intenzione di vedere il presidente della Camera, in ambienti ex aennini si dice l’esatto contrario.

Nel frattempo, però, il premier non sarebbe restato con le mani in mano. Nel centrosinistra si diffondono voci di avances dirette del Cavaliere ai Liberaldemocratici e all’Api di Francesco Rutelli. Circostanza prontamente smentita da palazzo Chigi, che non vuole far pensare a manovre per rendere ininfluente la minoranza finiana attraverso stampelle nell’opposizione. Contemporaneamente, Berlusconi si muove sul fronte del partito. Sempre in Cdm annuncia che salterà le vacanze per dedicarsi alla riorganizzazione del Pdl: possibile che per farlo utilizzi il nuovo quartier-generale di Torcrescenza, la villa che ha affittato alle porte di Roma. Ma anche in questo caso, le sue parole suonano criptiche.

C’è chi ci vede imminenti cambiamenti al vertice e chi, al contrario, vi legge solamente l’intenzione di ricompattare il partito. Non si tratta di dettagli, visto che la partita nel Pdl si gioca proprio intorno alla decisione di azzerare l’attuale triunvirato La Russa-Bondi-Verdini per nominare un unico reggente. Un tema bollente, su cui si scontrano le diverse anime del ‘Popolo’ nato dal predellino e su cui non mancano inedite alleanze trasversali. A favore del coordinatore unico si sono schierati i finiani, ansiosi soprattutto di liberarsi di La Russa, ma anche l’area vicina a Liberamente, la fondazione guidata da Franco Frattini. Il ministro degli Esteri, pur escludendo categoricamente di voler correre per quella poltrona, sostiene che l’ipotesi di un unico coordinatore ”va fatta maturare”.

Per evidenti ragioni, sul fronte opposto si schierano gli attuali vertici del Pdl, compresi i capigruppo (anch’essi, pare, finiti nel mirino di Fini). Sulla questione La Russa e’ perentorio: premette che a decidere dovrebbe essere un congresso da tenersi non prima del 2012 e comunque, quella poltrona ”dovrebbe andare a un ex di An”.

Anche in questo caso è difficile fare previsioni sulle mosse del Cavaliere. L’opzione coordinatore unico avrebbe due vantaggi: offrire un ramoscello d’ulivo a Fini e risolvere il nodo Verdini che nel partito ha sempre meno amici. Non mancano pero’ gli svantaggi: a cominciare dal fatto che sarebbe un evidente lo schiaffo agli ex-aennini lealisti. Per non parlare del fatto che nessuno, finora, sa indicare nomi in grado di raccogliere il necessario consenso.

Da tener presente, infine, che fra i fedelissimi del premier non si trova nessuno che crede in imminenti cambi al vertice. L’ultimo fronte per Berlusconi è quello dei rapporti con la Lega. Il colloquio con Umberto Bossi al termine del Cdm potrebbe essere servito proprio per fare chiarezza sulle reali intenzioni del Carroccio. Evidentemente le dichiarazioni di lealtà dei colonnelli leghisti – da Calderoli a Reguzzoni – non sono bastate. Segno forse che i sospetti di alcuni dirigenti del Pdl sul Senatur (ma anche su Tremonti) non lo hanno lasciato del tutto indifferente.

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