Berlusconi e Ruby, Maroni stanco: “Basta, occupiamoci delle cose serie”

Pubblicato il 23 Gennaio 2011 - 09:20 OLTRE 6 MESI FA

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni dice “basta” al “Ruby-gate” e propone di occuparsi dei “temi seri” per l’Italia. Il ministro leghista ha scritto una lettera che è stata pubblicata sul Corriere della Sera: ”Sosteniamo lealmente la maggioranza di cui facciamo parte, ma dopo l’abbuffata di culi e tette nel caso Ruby vogliamo tornare alle cose che interessano i cittadini: chiediamo a tutti, maggioranza e opposizione, di deporre le armi della sfida quotidiana su teoremi, complotti e persecuzioni e di tornare ad occuparci a tempo pieno di quello per cui siamo stati eletti, affrontare i problemi e risolverli”.

”La lettura dei giornali in questi giorni mi lascia sconsolato”, scrive Maroni, che si dice infastidito dalle ”ingiuste critiche che sono state rivolte all’operato della Questura di Milano nella vicenda Ruby, perquisizioni comprese”.

Su Berlusconi, il ministro leghista è ”convinto che la vicenda in sé, almeno sotto il profilo penale, sia inconsistente”, mentre ”il suo stile di vita, diverso dal mio, è affar suo”.

”E’ davvero impensabile – chiede Maroni – sperare che la parte più responsabile dell’opposizione riesca a staccarsi dal buco della serratura, smetta di alimentare un circo mediatico da basso impero e sia disponibile a definire rapidamente con governo e maggioranza un piano straordinario di misure economiche e finanziare per favorire la crescita, sostenere le imprese, dare sollievo ai sindaci e ai loro bilanci asfittici, magari rinegoziando il patto di stabilità su basi più articolate ed efficaci?”.

Il 2011, prosegue Maroni, e’ ”l’anno delle sfide finali: la sfida tra politica e magistratura; tra conservazione dell’esistente e rivoluzione liberale; tra il modello italiano di welfare state e l’aggressione di una concorrenza globale senza regole e priva di etica e umanità; infine tra il vecchio Stato centralista e il nuovo assetto federale proposto dalla Lega, che tenta di affermare la sua modernità tra le mille insidie di apparati e lobby onnivore”.