Berlusconi promise di salvare il San Raffaele

Pubblicato il 3 Ottobre 2011 12:44 | Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre 2011 12:46

MILANO – Silvio Berlusconi si impegno a inizio 2011 a salvare l’ospedale San Raffaele portato al crac dalla gestione dell’amico Don Verzè. La sentenza sul Lodo Mondadori, che ha importo a Mediaset il pagamento di 560 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti, ha spento le intenzioni del premier, che si è tirato indietro. E a quel punto che per salvare la fondazione si è fatta avanti una cordata capeggiata dal Cardinale Tarcisio Bertone, allertato dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Lo rivela ‘La Stampa’.

Il quotidiano di Torino scrive che a inizio del 2011 le intenzioni di Berlusconi erano quelle di sborsare dei soldi per salvare l’ospedale in cui lui stesso si cura. Poi la sentenza sul Lodo Mondadori bloccò le sue aspirazioni. Ma nel frattempo il suo consigliere di fiducia Bruno Ermolli stava cercando di mettere su una cordata di imprenditori per salvare Don Verzè dal crac. All’interno del San Raffaele, però, si aveva il timore che l’ospedale diventasse una “clinica d’affari”. E così fu lo stesso Don Verzè a cercare altri finanziatori disposti a salvare il suo ospedale. Fu a questo punto che scese in campo Formigoni che interpellò direttamente il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Il cardinale, scrive ‘La Stampa’, chiese a due uomini di sua fiducia, il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi e il manager della sanità Giuseppe Profiti, di esaminare i conti del San Raffaele. Profiti convinse Bertone e la nuova squadra entrò nel cda prendendo le redini dell’ospedale: oltre a Profiti e Gotti, c’è l’ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick.

Il 18 luglio il suicidio di Mario Cal, braccio destro di don Verzè, fa precipitare la situazione. La Procura di Milano fissa al 15 settembre la data ultima per presentare il piano di risanamento. I debiti del San Raffaele ammontano a un miliardo e mezzo di euro, solo nel primo semestre del 2011 le perdite si attestano sui 40 milioni di euro. La nuova cordata, scrive ancora ‘La Stampa’, decide di isolare le attività sanitarie italiane dal resto e presenta un piano che prevede l’esborso in contanti di circa 300 milioni di euro, ripartiti tra lo Ior e l’imprenditore genovese Vittorio Malacalza, più l’accollo delle perdite previste nei sei mesi successivi (circa 50 milioni di euro) e l’accollo di alcuni debiti per altri 300-400 milioni di euro: in totale circa 750 milioni di euro.

Nel frattempo la Procura ha presentato l’istanza di fallimento del San Raffaele ma la cosa, scrive ‘La Stampa’, non dovrebbe bloccare il risanamento iniziato dalla cordata legata al Vaticano. Una cordata, questa l’idea di Bertone, che deve servire solo per salvare il San Raffaele dal fallimento ma che non metterà l’ospedale nelle mani del Vaticano. Il Segretario di Stato ha assicurato allo stesso Ratzinger che l’impegno economico del Vaticano sarà solo temporaneo, in attesa di passare la mano a nuovi soci.