Berlusconi sfida tutti sulla giustizia: “Accordo o intervengo in Parlamento”

Pubblicato il 29 Ottobre 2010 - 14:46 OLTRE 6 MESI FA

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi sfida tutti (Napolitano e Fini in primis) sulla giustizia: “Se non si trova un accordo andrò in aula”. Secondo il premier la questione è una “priorità per il Paese” e la giustizia “è un macigno sulla vita della nostra democrazia”. Il presidente del Consiglio è stanco delle “contrattazioni” e del “fuoco amico” che gli arriva da esponenti della sua maggioranza. Per questo è deciso a rischiare il “tutto per tutto” : “Sto preparando un intervento in Parlamento per chiarire la nostra e la mia posizione sull’operato nel nostro Paese della magistratura”. Sarà probabilmente il momento della “resa dei conti” per vedere se la maggioranza sarà ancora con lui o se ci sarà davvero lo “strappo” coi finiani.

Nel suo intervento alle Camere, ha spiegato Berlusconi, “togliendo ogni infingimento ed ogni ipocrisia, dirò agli italiani partendo dal Parlamento qual è la situazione della giustizia e della magistratura italiana. Non ho ancora deciso quando riferirò sulla giustizia in Parlamento perché noi stiamo trattando con altre forze politiche per una riforma della giustizia. Quindi non voglio anticipare il mio forte intervento, rispetto a possibili accordi che potrebbero farci arrivare ad una conclusione positiva sulla possibilità di una globale riforma della giustizia”.

Gianfranco Fini non si è però fatto “intimorire” dall’avvertimento del premier: ‘Sulla giustizia vale quello che ho detto a Bari stamane, ho parlato per 40 minuti…”. Infatti qualche ora prima il presidente della Camera era tornato a parlare di giustizia. Il presidente della Camera ha ribadito la necessità che la riforma sia realizzata “senza rinunciare all’indipendenza della magistratura”: “Sarebbe grave tornare alla soggezione dei pm all’esecutivo, com’era nel fascismo”. Fini è convinto infatti che “non sarebbe motivo di scandalo separare le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti”, ma, ha spiegato, “è una riforma da fare senza rinunciare all’indipendenza della magistratura. Carriere separate sì ma senza assoggettamento all’esecutivo”.