Sondaggi Berlusconi: Pdl al 18%. Delusione o exit strategy per non candidarsi?

Pubblicato il 6 settembre 2012 11:29 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2012 13:24
sondaggi berlusconi

Silvio Berlusconi (LaPresse)

ROMA – Berlusconi non sa che fare, l’amore per i sondaggi è ancora potente ma, sfortunatamente per lui, non più ricambiato. Con un misero 18%, al massimo 20, il Pdl non si schioda da quota Alfano, con o senza Berlusconi il risultato non cambia. Secondo un’indiscrezione pubblicata da La Repubblica, la sondaggista di fiducia dell’ex premier, Alessandra Ghisleri, lunedì sera (3 settembre) gli ha consegnato i risultati delle rilevazioni: l'”effetto Silvio” si è rivelato una chimera.

Non ve n’è traccia. Delusione massima e paralisi conseguente. A meno che…A meno che, insieme alle notizie pilotate sulla famosa caduta, alle mezze allusioni sui tre processi pendenti, all’assordante silenzio del principe dei comunicatori, anche far filtrare questi sondaggi, su un giornale nemico per giunta, non faccia parte di una exit strategy irreversibile. Perché concordata con Napolitano e presupposto di una navigazione serena del governo Monti. Un’uscita di scena per gradi, un accompagnamento indolore fuori dal recinto della politica, in cambio delle necessarie, per lui, garanzie del caso: indulgenza processuale, occhio di riguardo per l’azienda (si farà mai l’asta delle frequenze tv, verranno mai assegnate a un competitor degno di questo nome?).

Dando per buona la delusione cocente, la domanda per Berlusconi, come fu per Lenin, è “Che fare”? Sciogliere finalmente la riserva sulla sua nuova discesa in campo? Glielo chiedono con insistenza i colonnelli preoccupati del ritardo con cui  il partito sta affrontando la lunga campagna elettorale per il dopo Monti. Rifare le primarie, mentre nel frattempo prova a dare un volto all’identikit del nuovo candidato da tirar fuori dal cilindro? Anche perché Alfano si è tirato fuori, di figuracce ne ha collezionate abbastanza. Resta la carta della legge elettorale, aprire al proporzionale sul modello tedesco e sperare che dalle urne si materializzi quell’impasse utile per tornare protagonisti dentro la grande coalizione. Sacrificando gli ex An, recuperando con l’Udc.

La paralisi che differisce la scelta è la conseguenza di una delusione cocente. Era stata la stessa Alessandra Ghisleri, insieme ai sondaggisti di Euromedia Research, ha ridare speranza al Berlusconi disarcionato da presidente del Consiglio senza che un bagno elettorale ne certificasse la sconfitta. Erano gli inizi di luglio. In 3000 pagine di dati, analisi e simulazioni, Ghisleri aveva galvanizzato il committente. Lavorando sugli scenari possibili a seconda delle diverse ipotesi, con o senza Alfano, con o senza Berlusconi, era venuto fuori che un ticket fra i due ma con il ritorno allo spirito di Forza Italia poteva contare su un bacino potenziale di elettori del 28%. In pratica, un terzo dei voti disponibili.

Fu quella la molla che spinse Berlusconi verso un rinnovato entusiasmo, alla percezione che i giochi non erano affatto finiti, a pensare che sarebbe bastato liberarsi della zavorra rappresentata dagli impresentabili della politica politicante….L’illusione è durata un paio di mesi. Dietro l’angolo non ci sono elezioni, semmai il rischio che il partito imploda, che ognuno decida di sopravvivere a modo suo, lontano dalla gabbia del Pdl. Ma il futuro del Pdl, a questo punto, potrebbe essere l’ultimo dei pensieri del suo fondatore.

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