Berlusconi: ore 17, torna Forza Italia. Lui capo assoluto, vicina la scissione

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Ottobre 2013 8:52 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2013 8:56
Berlusconi inaugura la sede di Forza Italia

Berlusconi inaugura la sede di Forza Italia

ROMA – Azzerato il Pdl. Ritorno a Forza Italia. Azzerati gli incarichi, in primis quello di Angelino Alfano. Un solo capo: Silvio Berlusconi, fondatore, presidente, ispiratore, capo, leader. Berlusconi ha deciso per quella rottura che è già un antipasto di una possibile scissione, un’avvisaglia di una probabile crisi di governo. Basta divisioni tra lealisti e governativi, tra falchi e colombe. Lui si riprende il partito, agli altri la decisione se stare dentro con lui o fondare un altro movimento politico.

Alle 17 è convocato il decisivo ufficio di presidenza. Un solo punto all’ordine del giorno: il ritorno di Forza Italia. Spiega Paola Di Caro sul Corriere della Sera:

«La vendetta si serve fredda…» sibilano i falchi plaudendo alla scelta, che sembrava per il momento congelata, di lanciare Forza Italia e, di fatto, defenestrare il segretario, il leader di quegli Innovatori che ancora quattro giorni fa al Senato si contavano firmando una lettera a difesa del governo che era un modo per dire che i numeri per la sopravvivenza dell’esecutivo erano dalla loro parte e Berlusconi non aveva più armi. L’ex premier ha voluto dimostrare – a loro ma soprattutto a tutti i suoi avversari o possibili interlocutori, dai magistrati al Pd per arrivare al capo dello Stato – che le armi ce le ha ancora, o almeno ha la più importante: il partito. Quella Forza Italia della quale ritorna presidente e dominus assoluto, marginalizzando i governativi che adesso non escludono la scissione.

E chi vota per passare a FI? Non i ministri dell’attuale governo, vota solo la “vecchia guardia” del vecchio Pdl. Una sfilza di nomi di fedelissimi di Silvio. Continua il racconto del Corriere:

nell’Ufficio di presidenza di oggi saranno solo 24 gli aventi diritto al voto, quelli originari del primo Pdl, che comprendono molti ministri del governo del 2008 (Carfagna, Fitto, Galan, Gelmini, Matteoli, Prestigiacomo, Bondi, Rotondi, Vito, Scajola, Sacconi, Brunetta e lo stesso Alfano) quasi tutti oggi lealisti. Non ci saranno invece – schiaffo umiliante – gli attuali ministri e nemmeno Cicchitto (non più capogruppo), mentre dell’area governativa saranno presenti Formigoni e Giovanardi, con Schifani più defilato ma sempre più vicino ad Alfano.

Una mossa che ha una spiegazione precisa, lo spiega Ugo Magri su La Stampa:

Questo ossequio così inaudito alle regole statutarie pare sia stato suggerito da fior d’avvocati. Serve al Cavaliere per evitare contestazioni legali sul partito e sul simbolo, casomai gli alfaniani decidessero la scissione. L’ipotesi non è campata per aria, in quanto dalle parti del vice-premier la convocazione del summit è stata accolta con rabbia e con stupore. «È un colpo di mano», «un atto di prepotenza inaudita»: questi i commenti dei fedelissimi. Di sicuro Alfano non era stato avvertito. Anzi, peggio: la sera prima, dopo ore di colloquio a Palazzo Grazioli, lui e Berlusconi si erano congedati con grande reciproca cordialità e con l’impegno di rifletterci su. Vai a immaginare che nella notte Silvio avrebbe cambiato idea…