Berlusconi abbassa il tiro: “Con tre regioni al Pdl è già un successo”

Pubblicato il 12 Marzo 2010 19:58 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2010 20:42

Era partito con 6, poi è sceso a 5, ora è passato direttamente a 3. Berlusconi ha decisamente abbassato il tiro per le prossime Regionali. Causa il pasticcio delle liste ma anche scandali che hanno coinvolto il Governo ed il Pdl, il premier vede la vittoria in 3 regioni come un successo.

«Noi governiamo già in due regioni importanti dal punto di vista della popolazione, che sono la Lombardia e il Veneto – ha spiegato Berlusconi in un’intervista al Tg5 – per noi il successo sarà di salire a tre, quattro o cinque; ma già una regione in più sarebbe un successo».

Facendo qualche conto se ne desume che a Berlusconi basterebbe una sola regione, una a scelta tra Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. Secondo il premier infatti Lombardia e Veneto (date per scontate al Pdl) sono le più importanti per l’alto numero della popolazione. Lazio a parte per il caos liste ancora in corso, via anche Toscana ed Emilia Romagna, dove la vittoria della sinistra appare decisamente più probabile, si può dire che anche Campania e Puglia hanno un elevato numero di popolazione. A Berlusconi però ne basterebbe una. Si vota in 13 regioni e quindi 10 a 3 per l’opposizione sarebbe un ottimo risultato.

Il rischio di perdere anche la Lombardia per il caos liste deve aver scosso non poco il premier che con le sue parole sembrerebbe quasi esprimere il concetto: accontentiamoci di quello che già abbiamo.

Il premier poi, reduce dallo sfogo in piazza giovedì a Roma, torna all’attacco contro opposizione e giudici: «Il gioco della sinistra e dei magistrati che usano la giustizia a fini di lotta contro il nemico politico è sempre più scoperto, sempre più pericoloso. Appena il nostro governo, che è eletto dal popolo, vara una legge a loro sgradita, la impugnano e la portano davanti alla Corte Costituzionale, che immediatamente la cancella. Loro chiamano tutto questo rispetto delle regole. Invece è l’esatto contrario: è la negazione della democrazia, è la negazione del voto e quindi della volontà del popolo».