Tremonti, Fini, Napolitano: 7 giorni “caldi” per Berlusconi tra manovra e intercettazioni

Pubblicato il 4 Luglio 2010 13:29 | Ultimo aggiornamento: 4 Luglio 2010 13:29

Sta per cominciare la “settimana di passione” di Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio appare sempre più “solo contro tutti” e la stampa italiana si sbizzarisce nell’elencare i malumori che si addensano attorno al Cavaliere: si parla di litigi con Giulio Tremonti (Corriere della Sera), possibile “rottura” definitiva con Fini (Repubblica), angoli da smussare anche col presidente Napolitano (La Stampa).

I principali “nodi” che Berlusconi dovrà cercare di risolvere si chiamano manovra e intercettazioni: il premier, ben cosciente della situazione, ha fatto capire di essere intenzionato a fare tutto da solo. Il “ghe pensi mi” pronunciato il 2 luglio suona piuttosto emblematico in tal senso.

Il primo problema riguarda dunque i sacrifici che il governo chiederà agli italiani a suon di tagli: l’articolo del Corriere narra di un incontro burrascoso tra Berlusconi e Tremonti, visto che il ministro dell’Economia non pare affatto intenzionato a recedere sulla questione tagli. Secondo Tremonti il Paese avrebbe bisogno di maggior rigore e non è possibile modificare la manovra, anche a costo di perdere popolarità tra gli elettori. Quest’ultima ipotesi farebbe rabbrividire Berlusconi, che avrebbe chiesto più flessibilità al ministro. Niente da fare, Tremonti a questo punto avrebbe posto un “aut aut”: “O accetti le mie condizioni o mi dimetto”.

La vicenda della manovra è una vera “spina nel fianco” di Berlusconi, che è stato più volte criticato apertamente dai governatori regionali. Le casse degli enti locali sarebbero infatti fortemente penalizzate dalla Finanziaria e questa possibilità ha messo sul piede di guerra anche i “fedelissimi” di Berlusconi. Il governo è stato più volte “condannato” non solo da quei “comunisti” di Vendola ed Errani, ma anche dai “fidi” Formigoni, Polverini, Zaia, giusto per citare i nomi più noti.

Per quanto riguarda invece la questione intercettazioni, Berlusconi vorrebbe che il testo diventi legge entro l’estate: per questo la discussione del disegno di legge alla Camera è stata calendarizzata a fine luglio, con un “colpo di mano” che ha irritato Fini. Al presidente della Camera non piacciono parecchi punti del testo e aveva chiesto più tempo per apporre delle modifiche. Davanti all’ennesimo “intralcio” originato da Fini, Berlusconi avrebbe perso le staffe, minacciando l’allontamento dal Pdl del cofondatore del partito. Ma Fini avrebbe raccolto la sfida e vorrebbe mettere alla prova il premier, per vedere se avrebbe il coraggio di compiere una manovra così calmorosa.

Infatti Berlusconi dovbrà considerare un ulteriore elemento: sul tema intercettazioni Fini sembra godere infatti della “sponda” del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato negli scorsi giorni ha parlato di “punti di criticità” nel testo del ddl: in pratica, ci sarebbe più di un passaggio a rischio di incostituzionalità. Stando a quanto ha rivelato Ugo Magri su La Stampa, il 7 luglio sarebbe in programma un incontro al Quirinale tra Berlusconi, Fini e Napolitano.

E poi c’è il “caso Brancher” ancora aperto. Il neo ministro del Decentramento (i cui compiti effettivi sono ancora avvolti nel mistero) è malvisto sia dall’opposizione che dalla maggioranza, per via della fulminea richiesta (a poche ore dalla nomina) di beneficiare del legittimo impedimento. Qualche giorno fa Fini è sbottato con Bondi: “Come si fa a tenere Brancher nel governo?”. Anche Vittorio Feltri, dalle pagine del Giornale, ne ha proposto l’espulsione dal Pdl.

A Berlusconi l’arduo compito di sbrogliare tutte queste matasse nei prossimi 7 giorni.