Berlusconi: “Servono misure più forti”. La verità, non tutta e non solo la verità

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 Luglio 2011 15:22 | Ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2011 17:08

Berlusconi e Tremonti (Lapresse)

ROMA – Finalmente ha parlato, anzi ha scritto: un testo che è un appello al paese cercando la difficile strada, l’incerto equilibrio tra il non spaventare ma anche non raccontar frottole. Silvio Berlusconi, il capo del governo del paese europeo di cui i mercati finanziari oggi maggiormente diffidano, usa lo spazio di una tregua appunto in Borsa e sui mercati per comunicare agli italiani un po’ di verità, non tutta la verità, non solo la verità. Ma, almeno, il succo della verità, questo nelle parole di Berlusconi, nel suo comunicato c’è. Vero è che l’Italia “è in prima linea” in un attacco che punta direttamente alla sopravvivenza dell’euro e che, se riuscisse, “ci porterebbe indietro di venti anni”. Vero è purtroppo che “occorrono misure più forti” rispetto alla stessa manovra Tremonti già in parte consumata dalla crisi di fiducia sul nostro debito sviluppatasi nell’ultima settimana. Vero è che la manovra va approvata subito e che nel paese c’è un minimo riflesso di responsabilità minima: il Senato ne discuterà già giovedì e di questo calendario accelerato Napolitano comprensibilmente si congratula.

Attacco all’euro, Italia in prima linea, misure più forti. Poi cominciano le mezze verità. Dice Berlusconi: “L’Unione Europea è al nostro fianco”. Più che al nostro fianco l’Europa è dietro le nostre spalle e ci spinge ad uscire dalla trincea. L’Europa, anche se volesse, non potrebbe salvare un’Italia in default finanziario, non ne avrebbe le risorse. Quindi l’Europa spinge l’Italia a salvarsi da sola, appunto con “misure più forti” e più veloci. Quelle che oggi il capo del governo annuncia e sottoscrive, quelle che fino a pochi giorni fa lo stesso capo del governo e lo stesso governo giudicava insostenibili non mancando di farlo sapere al mondo intero. Mezza verità è quella per cui “le nostre banche sono le più solide”. Hanno meno debiti e più capitali di altre grandi banche europee, ma hanno in portafoglio montagne di titoli di Stato italiani che oggi valgono molto meno di una settimana fa: la crisi del debito sovrano, del debito pubblico diventa immediatamente crisi bancaria.

Non tutta la verità dunque e non solo la verità: “il governo è solido” dice Berlusconi. Ovvio che lo dica, un premier in questa situazione non può dire altro, anzi ha il dovere di dire così. Ma il governo, il suo governo, è tutt’altro che solido. Fino a pochi giorni fa non voleva le “misure” che oggi dichiara indispensabile rafforzare. Fino a pochi giorni fa, prima di essere messo all’angolo dai mercati, il governo e la maggioranza dichiaravano di non voler obbedire ai mercati. Appena qualche settimana fa Berlusconi sognava di andare in Europa a chiedere una dilazione del risanamento finanziario: non il 2014 ma ancora più in là. Ora è il 2014 ad essere troppo lontano. Il governo è debole perché costretto ad agire contro la sua “natura”, deve fare ciò che salva il paese ma toglie consenso e voti. Ed è debole perché un ministro è imputato per concorso esterno alla mafia, perchè quasi ogni giorno si scoprono parlamentari di maggioranza non di seconda fila accusati di vendersi nomine pubbliche. E’ soprattutto debole perché renitente ad affrontare una inevitabile crisi di consenso. Anche per questo dell’Italia non ci si fida. Ma altro governo non c’è e neanche è possibile. Sono deboli e incerte le mani che ci devono trarre in salvo, ma altra mano non c’è. E non c’è tempo oltre che modo per attendere governi di salvezza nazionale. Questa forse sarà l’ultima estate di Berlusconi premier ma è questa e non altra l’estate in cui l’Italia si rompe o si rappezza. Magari con due assi inchiodate in croce a tener sù la baracca, ma i chiodi o li piantano le renitenti mani di Silvio Berlusconi oppure gli altri, chiunque altro, ripartirà dalle macerie, macerie dei soldi, i soldi italiani.