Berlusconi: “Non mi ricandido, voto a febbraio con Alfano”

Pubblicato il 9 Novembre 2011 9:11 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2011 11:34

Silvio Berlusconi (Foto Lapresse)

ROMA – Silvio Berlusconi vuole andare alle elezioni anticipate. Ha promesso a Giorgio Napolitano che si dimetterà dopo l’approvazione della legge di stabilità e gli ha chiesto di andare al voto. Ma il capo dello Stato lo ha gelato e gli ha detto che aprirà sin da oggi le consultazioni per un eventuale governo di stabilità nazionale. Quello che vogliono le opposizioni. Da parte sua Berlusconi torna a ribadire di voler andare al voto e pronostica le elezioni per febbraio. Poi dice: non mi ricandiderò e spinge per Angelino Alfano premier. Anche se aggiunge: “Chi sarà il candidato premier saranno le consultazioni tra il milione e duecentomila iscritti al Popolo della Libertà a stabilirlo”. E dice che lui resterà a disposizione del partito.

“Andremo avanti fino all’approvazione della legge di stabilità”, ha detto il premier Silvio Berlusconi in un’intervista al Gr Radio Rai. “Non c’è bisogno di porre la fiducia sulle misure anti-crisi – ed ha aggiunto – mi sono rivolto al presidente della Repubblica in modo che, insieme ai presidenti di Camera e Senato richieda l’accelerazione dei lavori” parlamentari per poter approvare le misure in tempi brevi. Poi, negli auspici del premier, si andrà al voto a febbraio, e il premier farà il suo passo indietro in favore di Angelino Alfano.

“La facoltà di decidere” spetta al presidente della Repubblica che “darà inizio alle consultazioni. Vedremo come sarà il finale”. Così Berlusconi spiega che sulle prossime mosse il pallino è in mano al Quirinale pur riconfermando che per lui la strada del voto anticipato è segnata. Il premier ha spiegato che con la decisione di ieri di fare un passo indietro “ho anteposto l’interesse del Paese a quello mio personale, del mio governo e della mia parte politica”.

Berlusconi ha detto a Mattino 5: “Dopo le mie dimissioni si aprirà la fase delle consultazioni e sono sicuro, anche se questo naturalmente rientra nelle responsabilità del capo dello Stato, che non si andrà alla formazione di nessun altro governo diverso dal nostro e che si tornerà alle urne”.

Alla domanda su chi sarà il candidato premier del centrodestra, Berlusconi ha risposto: “Ci saranno le consultazioni tra il milione e duecentomila iscritti al Pdl, ma penso che in pole position ci sia il nostro bravissimo Angelino Alfano grazie al quale ci sarà finalmente un cambio generazionale”. Quanto a me, ha concluso “farò quello che il mio partito mi chiederà di fare nell’interesse del Paese”. Alla domanda di Maurizio Belpietro su cosa intenda fare il presidente del Consiglio ha risposto: ”Quello che il partito mi chiedera’ di fare nell’interesse del Paese”.

Il premier aveva già dettò al direttore de La Stampa Mario Calabresi: “Con il mio passo indietro e Alfano candidato non è scritto da nessuna parte che gli italiani siano pronti a consegnare il Paese nelle mani di un’alleanza che parte al centro e arriva fino a Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Penso che sia qualcosa di indigeribile alla maggioranza degli italiani. Eppure loro sono già convinti di avercela fatta, hanno perfino preparato i nuovi organigrammi e promesso a Casini che farà il presidente della Repubblica e lui ci spera altroché e per questo non li molla”.

”Purtroppo c’è stato un vergognoso mercato che i media vicini all’opposizione hanno presentato con la solita ipocrisia: chi tradisce il centrodestra e’ un benemerito mentre chi ha sostenuto in passato il governo e’ stato definito un mercenario. Stiamo assistendo al peggio del ritorno alla vecchia politica”. Silvio Berlusconi punta cosi’ il dito contro l’opposizione e contro i ”sette traditori” che hanno voltato le spalle alla maggioranza anteponendo il proprio interesse – e’ stato il suo ragionamento – a quello del Paese.

”Sono un ottimista per natura e speravo fino che al dunque il senso di responsabilita’ e lealta’ verso gli elettori sarebbero prevalsi, invece dopo Fini e i suoi parlamentari altri sette deputati sono passati all’opposizione tradendo il mandato elettorale e posso dire tradendo anche l’Italia”, ha ribadito il presidente del Consiglio a trasmissione Mattino 5.

”Noi dobbiamo dare all’Europa e al mondo un segnale forte, l’opposizione invece non sa fare altro che chiedere le mie dimissioni, ma divisa come e’, e succube come è degli estremismi e dei sindacati di sinistra, non si è mai dichiarata pronta a votare i programmi e le riforme liberali che l’Europa ci chiede’.