Bersani: “Berlusconi usi il telefono per il bene degli italiani e non come un telecomando”

Pubblicato il 15 Marzo 2010 17:07 | Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2010 17:18

Pier Luigi Bersani

Il leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani invita Silvio Berlusconi ad utilizzare il telefono in modo più costruttivo e a non confonderlo col telecomando. Intervenuto a margine di un convegno nazionale del partito sulla sanità, il segretario del Pd ha commentato i colloqui telefonici del premier Berlusconi entrati nell’inchiesta della procura di Trani su Rai-Agcom: «Io il telefono lo dedicherei a qualcosa che interessa più da vicino gli italiani».

«Io suggerirei al capo del governo – ha aggiunto Bersani sorridendo – che se vuole cambiare programma televisivo non usi il telefono, ma il telecomando cambiando canale. Il telefono lo dedichi a qualcosa che interessa più da vicino gli italiani». Per il segretario del Pd, quella che emerge dall’inchiesta di Trani, «non è una bella immagine per il nostro Paese. Immaginare il presidente del Consiglio che sta sempre al telefono per dei programmi televisivi, con tutte le questioni aperte e i programmi che abbiamo»

Sui “veleni” denunciati dal premier, invece, Bersani rispedisce l’accusa al mittente e spiega: «Non si può dare la colpa a noi». Parlando ai cronisti il leader del Pd ha spiegato: «Noi non cerchiamo un referendum politico in queste regionali. Sul piano di politica nazionale noi non chiediamo di mandare a casa il governo ma di mandargli una ‘letterina’. Il resto sono tutte questioni amministrative, come la sanità, la scuola, il lavoro, tutti temi che si vedono poco non certo per colpa nostra».

«Il governo – ha aggiunto il segretario del Pd – ha cento voti di maggioranza in Parlamento, e in venti mesi è andato avanti con decreti e voti di fiducia. Potrebbe avere in mano la situazione, dovremo avere un paese concentrato sui propri problemi e un governo che si concentra su di essi. Se non c’é tutto questo non si può dare la colpa a noi».

Bersani, quindi, ha criticato il governo per le politiche di risposta alla crisi economica:«Bisogna fare qualcosa, non si può aspettare che arrivi il bel tempo. Dalla crisi si esce quando si torna al punto in cui si era: noi siamo lontani sei punti di ricchezza da quel livello, siamo i più lontani d’Europa, abbiamo sei-settecentomila occupati in meno, un milione di lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali e hanno il reddito decurtato».

«Per tornare dove eravamo – ha concluso il segretario del Pd – dovremmo correre, invece andiamo lenti, e anche nel 2010 andremo lentamente. Bisogna far qualcosa, non si può aspettare che arrivi il bel tempo. La nostra accusa al governo è che ha preso sottogamba la situazione, non ha preparato una manovra anticrisi che noi siamo sempre qui a proporre».