Bersani-Renzi e Salvini-Berlusconi, la giornata del doppio strappo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Febbraio 2015 20:02 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2015 21:18
Bersani-Renzi e Salvini-Berlusconi, la giornata del doppio strappo

Bersani-Renzi e Salvini-Berlusconi, la giornata del doppio strappo

ROMA – Pier Luigi Bersani non ci sta “a fare il figurante”. E così, nel pomeriggio che precede l’incontro dei parlamentari del Pd con Matteo Renzi fissato per venerdì 27 febbraio, consegna al quotidiano dei vescovi Avvenire un’intervista che sa di rottura totale con il premier. Poco prima Matteo Salvini dice chiaro e tondo che il tanto sbandierato (più da Forza Italia e dai giornali che da lui) accordo con Berlusconi non c’è almeno per il momento: altro strappo, inatteso. Ma diverso rispetto a quello Renzi-Bersani. Berlusconi e Salvini hanno almeno l’attenuante di non essere nello stesso partito.

Bersani, nell’intervista,  fa capire che alla riunione di venerdì non ci sarà. Ma è il meno. L’ex segretario del Pd stronca totalmente il Jobs act e il combinato Italicum- riforma costituzionale. Ovvero stronca il cuore dell’azione di governo di Renzi e del suo partito.

Dice l’ex segretario che “Il combinato disposto” tra legge elettorale e riforma della Costituzione “rompe l’equilibrio democratico. Se la riforma della Costituzione va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale”.

Sul Jobs Act, se possibile, Bersani è ancora più duro:

“mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni ’70” e perciò si pone “fuori dall’ordinamento costituzionale”. 

In conclusione l’ex segretario spiega perché venerdì all’incontro non ci sarà

“Non ci penso proprio. Perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto”

Passano pochi minuti e arriva la replica di Renzi

“Nessuno ha la verità in tasca e nessuno vuole ricominciare con i caminetti ristretti vecchia maniera: noi siamo per il confronto, sempre. Aperto e inclusivo, senza che nessuno si senta escluso”.

Il premier si dice “stupito” di chi,  “gioca la carta della polemica interna”:

“Non abbiamo tempo da perdere   non sprechiamo neanche un minuto in polemiche sterili. Al lavoro, per ridare speranza e fiducia all’Italia. Non capisco – aggiunge – la polemica di queste ore sulle riunioni di domani al Pd. Il nostro è un partito democratico, nel nome ma anche nelle scelte e nel metodo. Tutte le principali decisioni di questi 15 mesi sono state discusse e votate negli organismi di partito”

Poco prima era stato Salvini a spiegare che con Berlusconi l’alleanza non prende forma. Troppo diversi, dice il segretario della Lega:

“ad oggi con Berlusconi non c’è un accordo sul piano politico nazionale , perché a Bruxelles sediamo su banchi diversi, lui difende l’euro che noi riteniamo una moneta sbagliata, lui è insieme alla Merkel, noi alla Le Pen. Abbiamo una visione di Italia e di Europa completamente diversa”.