Bindi contro Massoneria: “Tutt’uno con la mafia”. Bisi: “Ma questo è fascismo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 dicembre 2017 21:46 | Ultimo aggiornamento: 22 dicembre 2017 22:13
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Bindi contro Massoneria: “Tutt’uno con la mafia”. Bisi (Gran Maestro del Goi) replicò così

ROMA – Rosy Bindi contro Stefano Bisi e Stefano Bisi contro Rosy Bindi. Non si placa lo scontro tra Antimafia e il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. L’ultimo capitolo arriva dopo le parole scritte dalla Commissione Antimafia: “Cosa Nostra siciliana e la ‘ndrangheta calabrese da tempo immemorabile e costantemente fino ai nostri giorni nutrono e coltivano un accentuato interesse nei confronti della massoneria”.

Dura la replica di Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente: “Siamo seriamente preoccupati. In Italia qualcuno vuole riportare indietro le lancette della storia reintroducendo di fatto leggi fasciste e illiberali soprattutto contro i massoni. Come denunciò Antonio Gramsci, può essere l’inizio di un pericoloso ritorno al passato. È in grave pericolo innanzitutto la democrazia e il libero pensiero”.

“C’è in particolare un passaggio della relazione che fa tremare le vene ed i polsi per la sua virulenza e pericolosità. Si dice: “Non si vuole di certo auspicare il ripristino delle disposizioni fasciste sopra riportate, seppure, non va dimenticato che, accanto a coloro che perseguivano evidenti volontà illiberali, insigni giuristi apprezzavano tali normative che, per l’eterogenesi dei fini tipica delle leggi, garantivano comunque un sistema di conoscenza e di trasparenza””, sottolinea Bisi.

“Quando si vogliono riesumare delle leggi che saranno pur commentate positivamente da insigni giuristi, come scrive la Commissione, ma hanno prodotto un regime repressivo violando ogni libertà – afferma Bisi – credo che si dimentichi il sangue versato da tanti cittadini e si faccia anche un’opera di negazionismo di un brutto passato. Come si fa ad avallare certe norme oggi come fanno i membri dell’Antimafia e dire che garantivano un sistema di conoscenza e trasparenza? Mi sembra forse di capire che il fine vero della Commissione era ed è quello di mettere all’indice la Massoneria e i suoi iscritti attraverso la violenza di una legge che la ingessi e la ingabbi. La trasparenza è tipica dei regimi totalitari diceva anche Stefano Rodota’”.

Sulla vicenda delle infiltrazioni mafiose e sulla presenza di condannati ex 416 bis nelle Logge il Gran Maestro Bisi puntualizza: “Prendiamo atto dei risultati contenuti nella relazione e ribadiamo che oggi come allora siamo disposti a collaborare per l’accertamento della verità e che ci siamo opposti al sequestro di tutti gli elenchi perche’ cosi’ si criminalizza un’intera associazione. Respingiamo al mittente invece qualsiasi cattivo pensiero riguardo al nostro archivio cartaceo e digitale. I nostri elenchi sono di una trasparenza assoluta ed è un’offesa gravissima pensare che la nostra gestione degli stessi non sia chiara o che ci siano magari zone occulte. Quanto ai presunti condannati per mafia sarebbe opportuno indicare oltre le persone fisiche il periodo temporale in cui sono o non sono stati iscritti alla nostra Obbedienza o alle altre. Noi i controlli li abbiamo sempre fatti con rigore e continueremo a farli con altrettanta severità ma i nostri organi ispettivi non hanno funzioni di polizia giudiziaria ne’ possono agire come se lo fossero”.

In merito a tutta la vicenda che ha portato al sequestro degli elenchi e’ fuorviante sostenere la tesi della mancata collaborazione, sostiene Bisi, in quanto “sin dal primo istante in cui la presidente Bindi manifesto’ l’intenzione della Commissione a indagare, ha chiesto di essere audito dalla Commissione presentandosi per ben due volte dinanzi ai membri della stessa”. Il Gran Maestro ricorda di non aver mai rifiutato il confronto ed ha chiesto più volte che gli venissero fatti gli eventuali nomi dei presunti soggetti accostabili a ramificazioni malavitose. “Non ho mai negato la mia collaborazione e quanto viene scritto nei miei confronti e’ del tutto opinabile ed arbitrario. Ricordo poi ai membri della Commissione che nella vicenda di Castelvetrano i due fratelli del Goi presenti nel consiglio comunale non erano e non sono “impresentabili” come ha stabilito in una recente ordinanza il tribunale di Marsala riabilitandone l’immagine”.

Riguardo inoltre al riferimento riguardante l’ex Gran Maestro Di Bernardo che ha parlato delle infiltrazioni mafiose nelle Logge calabresi del Goi, “il suo ricordo a scoppio ritardato lascia basiti ed è anzi molto singolare che la Commissione Antimafia abbia preso per buone le dichiarazioni di un personaggio – fra l’altro a suo tempo “fratello coperto” come da sua esplicita richiesta scritta – che irresponsabilmente per l’istituzione di cui era il massimo rappresentante, non ha mai edotto l’allora Giunta del Grande Oriente d’Italia della gravità delle notizie in suo esclusivo possesso. Per queste sue tardive affermazioni il Goi intende intraprendere nei suoi confronti iniziative giudiziarie”.

Nella relazione della presidente Rosy Bindi si legge: “Da parte delle associazioni massoniche si è registrata una sorta di arrendevolezza nei confronti della mafia. Sono i casi, certamente i più ricorrenti, in cui si riscontra una forma di mera tolleranza che si rivelano i più preoccupanti”.

C’è un persistente “interesse delle associazioni mafiose verso la massoneria fino a lasciare ritenere a taluno che le due entità siano divenute una cosa sola”. Scrive ancora l’Antimafia. “Ciò non significa criminalizzare le obbedienze”; l’Antimafia si chiede se si siano “dotate di anticorpi”. “Dei circa 17 mila iscritti alle quattro obbedienze la gran parte di loro appartiene al mondo delle professioni (medici, avvocati, ingegneri, commercialisti). C’è una certa presenza delle forze dell’ordine e, fino a diversi anni addietro, di magistrati e politici”.

Solo tre mesi fa la presidente della Commissione parlamentare antimafia aveva fatto scattare la reazione del Gran maestro dei massoni del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi. Tipico del politico di mestiere, Rosi Bindi aveva detto in tv che nelle liste di massoni iscritti alle logge in Calabria e Sicilia, a suo tempo sequestrate a Roma nella storica villa del Vascello, ci sono alcuni condannati in base all’articolo 416 bis del Codice penale. Detta in italiano: dei mafiosi.

“Non siamo ancora alle conclusioni definitive ma i primi risultati del nostro lavoro” lo dimostrano, ha sostenuto la Bindi in diretta su Rai3. Intervenuta nella trasmissione”I Mammasantissima”, la Bindi ha detto di avere riscontrato “un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere, imputati, rinviati a giudizio, sia di reati di mafia che di quelli che comunemente chiamiamo i reati spia di comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia”. “Noi – ha puntualizzato Bindi – non stiamo facendo un’inchiesta sulla massoneria, stiamo facendo un’inchiesta sui mafiosi massoni. Per noi è molto importante questa inchiesta soprattutto perché si parla di una sorta di nuova organizzazione delle mafie che vede insieme pezzi delle mafie, pezzi della massoneria, dello Stato, delle classi dirigenti del nostro Paese”.

La reazione di Stefano Bisi era stata immediata e dura. Intervistato da Radio Radicale, aveva detto:

“Intanto si metta d’ accordo con il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Fava, che qualche settimana fa detto che non c’ erano nomi eclatanti”, tra i nomi  negli elenchi che hanno sequestrati”.

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