Bisignani, Pambianchi, Casale: la “Retata degli Dei” nell’Olimpo del potere

di Lucio Fero
Pubblicato il 15 Giugno 2011 14:48 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2011 14:48

ROMA-Bisignani, Pambianchi, Casale: la “Retata degli Dei”. Certo è un caso che nell’arco di sole 24 ore siano stati arrestati tre uomini di soldi e di potere. Soprattutto di tanto potere da poter essere iscritti fino a ieri nel ristretto club di quelli “troppo potenti per crollare”. Certo, è un caso: tre separate indagini che arrivano alla stazione dell’arresto più o meno nello stesso giorno solo per coincidenza. E’ un caso, sia detto senza allusioni e malizia, ma che “caso” è? Perché se diverse sono le ipotesi di accusa e gli ipotizzati reati che portano all’arresto, “associazione segreta” per Bisignani, “frode” ed “evasione fiscale” gigantesca e per così dire “industriale” per Pambianchi, “bancarotta” per Casale, un minimo comun denominatore tra i tre c’è. Non giudiziario ma sociale: tutti e tre avevano “in portafoglio” relazioni, amicizie, collaborazioni e storie consolidate di affari e intese con il cuore del potere politico, anzi tutti e tre abitavano, sia pure a piani diversi nella casa del potere tout-court, il potere quello “vero”.

All’attico del potere abitava da tempo, da decenni, Luigi Bisignani. Era nella Loggia P2, fu coinvolto e condannato per la maxi tangente Enimont, era uno dei nomi presente nelle cronache della lontana Tangentopoli. Svanita però l’Italia di Craxi, o almeno la parte oscura e grigia dell’Italia di Bettino, non svanì il ruolo pubblico di Bisignani. Consigliere e consulente dei vertici della Seconda Repubblica, nessun incarico formale ma ascoltato e consultato, per lui Palazzo Chigi dell’Italia di Berlusconi era fino ad ieri un indirizzo tutt’altro che off-limits.

Un paio di piani più in giù, ma sempre ai piani nobili del palazzo del potere, ha abitato fino a ieri Cesare Pambianchi. Non solo capo della Confcommercio romana ma anche e soprattutto aperto sponsor e grande elettore di Gianni Alemanno e apertamente vicino al Pdl, versione laziale e non lombarda. Al piano terra, ma non nel sottoscala del palazzo del potere abitava Vittorio Casale, l’uomo del Bingo in Italia, uomo che con D’Alema parlava anche se della squadra di D’Alema non faceva parte.

Per Bisignani l’accusa di aver costruito abusivamente un piccolo Stato dentro lo Stato, una riedizione di quella che fu la P2, insomma un mettersi insieme di potenti per favorirsi reciprocamente ai danni dell’interesse comune e pubblico. Per Pambianchi l’accusa di aver messo in piedi una fabbrica ed una università della frode al fisco. Per Casale l’accusa di aver manovrato sulla compra-vendita immobiliare fino e oltre la bancarotta. I processi relativi diranno se, di cosa e quanto siano colpevoli. Però erano tutti e tre, in misura diversa tra loro, abitanti dell’Olimpo non solo degli affari e dei soldi ma anche del potere e il loro arresto in sostanziale contemporanea configura appunto una “Retata degli Dei”.

Effetto di una nuova Tangentopoli, di una nuova più o meno coordinata azione delle Procure? Tanto coordinata non fu nemmeno la originaria Tangentopoli, figurarsi questa ipotetica riedizione. Effetto allora di una montante voglia di azione da parte delle Procure? Azione senza piano e disegno, però unificata e mossa da una “voglia di indagine” che si sente più libera appunto di agire? Insieme agli “Dei” ogni giorno o quasi cadono anche semplici ma non tanto semplici divinità minori del potere: ieri l’arresto di Caterina Ferrero, ex assessore alla Sanità del Piemonte. Allora è nuova, anche se diversa da quella che fu, Tangentopoli?

Oppure la “Retata degli Dei” è quello che il nostro occhio coglie di altro fenomeno? E’ stato scritto e documentato che dai tempi di Tangentopoli la corruzione pubblica e privata, la privatizzazione del potere e delle istituzioni, l’abbattimento di ogni frontiera tra lecito e illecito sono aumentati in quantità e pervasività. Insomma non sarebbero tanto i “vigili” ad aver aumentato le multe per divieto di sosta, è che tutti quelli che possono avere una macchina la lasciano dove gli pare. Non tanto una retata nell’Olimpo del potere quanto la montagna del potere che comincia franare sotto il peso della troppa corruzione. Due ipotesi. Se è la prima ad essere la più fondata, quella della “retata”, meglio esser garantisti fino a prova contraria. Se invece fosse la sconda ad essere vera, quella della corruzione che frana su se stessa, quella della “Frana degli Dei”, allora quello che smotta e vien giù è un “sistema”. Meglio sperare che sia vera la prima ipotesi, più realistico pensare sia vera la seconda.