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Bocchino, un giallo da 800.000 euro. Il finanziere Bassini: “Mi deve quei soldi”. Il finiano: “Tutto falso, querelo”

italo bocchino

Italo Bocchino

Un giallo in cui balla una bella somma: 800.000 euro. Da una parte della barricata c’è il presunto creditore, Loris Bassini, finanziere d’assalto noto soprattutto per aver gestito il ritorno in Italia di 22 miliardi di euro legati a Telekom Serbia. Dall’altra c’è Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, finiano di ferro inviso al quotidiano della famiglia Berlusconi, Il Giornale che, pubblica la storia.

Secondo il finanziere, Bocchino si è rivolto a lui in due diverse circostanze ottenendo una cifra attorno ai 4 miliardi di euro complessivi. Nel 2001 il deputato chiede e ottiene circa un miliardo e 800 milioni per salvare la società cinematografica della moglie, Gabriella Buontempo, attraversava un momento di difficoltà. Tempo dopo, sempre secondo Bassini, Bocchino chiede un finanziamento per salvare il quotidiano campano “Roma”, un’operazione da circa 2,4 miliardi di euro.

Bassini nell’intervista racconta: “Gli dissi che non avevo più soldi ma che nella Finbroker c’erano quelli del conte Vitali” ovvero uno dei protagonisti della vicenda Telekom Serbia. Bocchino, proprio in quel periodo, faceva parte della commissione d’inchiesta che indagava proprio su Telecom Serbia. Il finanziere è sicuro: “Bocchino sapeva con chi avevamo a che fare”. Il finiano, in una rettifica pubblicata dallo stesso Giornale in cui annuncia anche querele, smentisce categoricamente e dichiara: “Mai Bassini mi ha parlato dei soldi di Vitali”.

Il racconto di Bassini arriva al 2004, anno in cui inizia a richiedere indietro la parte dei finanziamenti, circa 800 milioni, che a suo dire ancora manca. Soldi che non arrivano e allora l’imprenditore gioca la carta dei pignoramenti che però non porta da nessuna parte perchè a casa di Bocchino gli ufficiali giudiziari non riescono a mettere piede. Fino a dicembre 2009 quando il tribunale di Forlì sospende tutti i tentativi di pignoramento.

La replica del deputato, articolata in una serie di punti, arriva dalle colonne dello stesso Giornale: Bocchino afferma di non avere nessun debito con Bassini e che i rapporti commerciali erano tra la finanziaria dell’imprenditore, la Finbroker e la Edizioni del Roma che, in quegli anni, era dello stesso deputato. Tutti i movimenti, spiega Bocchino, sono stati autorizzati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e la restituzione, interessi compresi, l’ha fatta sempre Palazzo Chigi.

Su Telekom Serbia Bocchino è categorico: “Mai Salvini mi ha parlato dei soldi di Vitali”.  Bassini controreplica mettendo sul tavolo una presunta cena da “Gigetto al pescatore”. Cena difficilmente documentabile e che, senza prove, ha ben poche speranze di convincere i giudici. Capire se questo debito esiste davvero, insomma, sarà compito della magistratura. Compito tutt’altro che facile.

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