Bollette e poltrone: le proroghe gialloverdi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 6 agosto 2018 9:48 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2018 9:48
Bollette e poltrone: le proroghe gialloverdi

Bollette e poltrone: le proroghe gialloverdi

ROMA – Bollette e poltrone: le proroghe gialloverdi raccontano molto del governo del Cambiamento. Che, quando può, appena può, non cambia. Anzi proroga.

Bollette, quelle della luce, dell’energia elettrica. La maggioranza gialloverde in Parlamento (M5S-Lega) ha stabilito che il mercato libero dell’energia elettrica può aspettare un altro anno. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Era fissato al luglio 2019, ora slitta al luglio 2020. E’ una consolidata dimensione e pratica del governare italiano: si rinvia e…beato chi ci arriva. Luglio 2020…magari anche dopo, vai a sapere.

La motivazione ufficiale del rinvio è che gli utenti ancora non sanno, ancora devono essere informati. Sono almeno tre anni che devono essere informati. E poi da luglio 2018  luglio 2019 erano pochi 12 mesi per informare? E che dovranno mai dirci?

La motivazione vera della proroga delle cose come stanno in materia di bollette è che alla maggioranza gialloverde, in particolare a M5S, piace prorogare un principio e un dato di fatto che è nelle bollette così come stanno. E il principio è: pagare di più ma pagare uguale.

Si chiama a maggior tutela la bolletta delle luce fissata nel prezzo da autorità centrale. Ma non è un calmiere (che non funzionerebbe). E’ una livella. Nella cosiddetta maggior tutela non esistono ovviamente sconti e concorrenza e la bolletta è standard per tutti. Quel che è stato prorogato è quindi un sistema di tariffe e bollette simile a quello che ci sarebbe se tariffe della telefonia mobile fossero fissati da autorità centrale e non dalla concorrenza tra aziende. Qualcuno ricorda le bollette del telefono prima del mercato libero?

Altra proroga gialloverde non ha goduto di notorietà simile a quella delle bollette dell’energia elettrica sottratte all’inferno degli consti e al peccato delle concorrenza. L’altra proroga, sempre di un anno e poi si vede, magari rinnovabile, è quella dell’obbligo per le società pubbliche e semi pubbliche di chiudere, vendere se…

Eccolo il se. Dimenticato, rimosso, omesso. Con grande fatica i governi di prima erano riusciti a fare legge per cui se hai un fatturato nano (500 mila euro), se hai più dirigenti che lavoratori, se hai più membri di Consiglio di amministrazione che dipendenti, se ti occupi o fai finta di occuparti di cose che nulla c’entrano con i pubblici servizi, se soprattutto se sempre in perdita, allora devi vendere e chiudere bottega. E lo devi fare perché la tua evidente ragione sociale è quella di pagare stipendi neanche tanto mini ad una mini casta contigua alla politica cosiddetta di territorio. Insomma con grande fatica si era fatta una legge per cui qualche migliaio di poltrone e poltroncine di amministratore delegato di niente, presidente di nulla e consigliere di un tubo potevano sparire (i dipendenti riassorbiti altrove, dove magari a qualcosa servivano).

Poi è arrivato il governo del Cambiamento la cui maggioranza in Parlamento ha prorogato la vita di tutte le migliaia di poltrone e poltroncine in questione. Non per caso: la Lega rivuole anche tutte le poltrone delle Province. Ed M5S, si sa, per quanto culturalmente avversa alle cose in grande, tanto è affettivamente vicina alle cose in piccolo. Quindi qualche migliaio  di poltroncine in aziende pubbliche o partecipate da mano pubblica sono buona cosa, una sorta di reddito di cittadinanza, anzi redditone, per cittadini…svelti. Svelti e amici e…radicati sul territorio.

Maggioranza Lega-M5S proroga dunque bolletta senza sconti e concorrenza, preferisce il pagare di più ma pagare uguale sull’energia e proroga vita e stipendi di quello che una volta si chiamava il Para Stato soprattutto in versione mignon. Un’altra proroga ha tentato la stessa maggioranza. Quella dell’obbligo di esibire almeno uno straccio di auto dichiarazione di vaccino effettuato o almeno di volontà di vaccinare i propri figli prima di iscriverli alla scuola pubblica.

Occorreva farlo, come da circolare di governo gialloverde, prima dell’inizio di questo anno scolastico. Ma anche questo è sembrato fastidio intollerabile all’ala militante No vax che convive con M5S dentro M5S. Auto dichiarazione? Un affronto per i No Vax, una limitazione della loro libertà di non vaccinare. Quindi proroga dell’obbligo, anzi della auto certificazione, anzi delle vaccinazioni. Proroga di un anno, liberi tutti: ci si vaccina se e quando ci pare, la scuola controlla l’anno del mai e il giorno del poi.

Ministro Salute Giulia Grillo: obbligo vaccinazioni rimane. Come è stato detto: è come stabilire obbligo cinture di sicurezza e comunicare a polizia e automobilisti che però per un anno non c’è controllo né multa. Poi, pare, forse, la proroga salta. Poi, pare, forse i diecimila bambini immunodepressi saranno messi in classe solo con bambini vaccinati (se in classe con i non vaccinati rischiano contagio, malattia e anche la vita). Ma come si farà, come si farebbe a sapere chi vaccinato e chi no se non c’è controllo? Chiedendo di alzare la mano? L’obbligo dei vaccini rimane…le bugie hanno le gambe corte.