Bologna, 15 scrittrici non vogliono la prefazione di Berlusconi sul loro libro

Pubblicato il 14 Maggio 2010 15:56 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2010 17:46

Silvio Berlusconi

«Berlusconi ha scritto la prefazione? Noi non firmiano il libro», così un gruppo di penne in rosa di Bologna si è opposta alle parole del premier in apertura del libro “Uomini che amano le donne”.

Esattamente sono in quindici le signore che si sono ribellate al marchio di “Silvio B e chiedono che sparisca completamente dalla pubblicazione pensata dall’associazione bolognese “La Compagnia delle donne”, in collaborazione con l’editore Minerva.

L’idea che ha suscitata le ire delle giornaliste della città rossa era che 50 firme al femminile della stampa locale raccogliessero interviste di altrettanti personaggi per un libro dal titolo più che evocativo. L’obiettivo? Raccogliere fondi per la restaurazione della basilica di Santo Stefano.

Il problema è che da mezzo per un nobile scopo il libro è diventato un caso a Bologna. Ora a supportare il gentil sesso anti-berlusconiano ci sono pure alcuni degli intervistati che “amano le donne”:  lo storico dell’arte Eugenio Riccomini e l’entomologo Giorgio Celli, pronti a fare ritirare la propria testimonianza qualora apparisse la prefazione firmata dall’inquilino di Palazzo Chigi.

E l’editore che farà? Ha già cancellato la lettera di Berlusconi, ma c’è chi sostiene che verrà pubblicata a parte. Intanto dal Pdl bolognese è arrivata la levata di scudi a difesa del presidente del Consiglio. Enzo Raisi parla di «becero antiberlusconismo che dimostra quanto siano radicati, anche all’interno della società bolognese, i pregiudizi che non colpiscono il Berlusconi politico, ma l’istituzione che rappresenta».

Anna Maria Bernini, viceportavoce nazionale del Pdl commenta: «L’esclusione bolognese dal volume a scopi benefici del saluto di Berlusconi nella sua qualità di presidente del Consiglio appare un’imbarazzante e deprecabile offesa istituzionale».

La presidente della Compagnia delle Donne, Chiara Caliceti si dice «dispiaciutissma» dalle polemiche, «il nostro obiettivo era solo quello di raccogliere fondi per beneficienza».