Bologna, faida nel Pdl. Bloccata la nomina della cognata di Sacconi alla circoscrizione Santo Stefano

Pubblicato il 29 Giugno 2011 14:16 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2011 14:16

BOLOGNA – C’era aria di faida nel Pdl bolognese: nella circoscrizione di Santo Stefano (l’unica andata al centrodestra nelle recenti comunali) manca il presidente. Tre consiglieri di quartiere hanno votato contro la candidata capolista, Ilaria Giorgetti, che è anche la cognata del ministro del Welfare Maurizio Sacconi.

Scrive David Marceddu sul Fatto Quotidiano che “a votare contro la candidata capolista, designata dal partito, Ilaria Giorgetti sono stati tre consiglieri di quartiere del Pdl: Giuseppe Mioni (da sempre contrario alla Giorgetti, e che già prima delle elezioni si auto-candidò a presidente), ma soprattutto Mario De Dominicis e Marco Alcione, della “corrente” del consigliere comunale Lorenzo Tomassini, il quale, sin dai primi giorni del dopo-elezioni, sta facendo pagare ai vertici del Pdl bolognese il fatto di essere stato escluso da tutte le cariche disponibili in consiglio comunale”.

Ed è proprio la battaglia personale di Tomassini, sostiene Marceddu, ad aver sparigliato le carte. “Tutto era cominciato poco prima dell’insediamento del consiglio, il 17 giugno scorso, quando Lorenzo Tomassini, uomo di punta del Pdl bolognese, aveva iniziato ad attuare la sua guerriglia interna al partito, rivendicando dei posti in consiglio comunale che, a suo dire, sarebbero spettati a lui. Nel partito bolognese, sponda ex Forza Italia, Tomassini ha un cursus honorum di tutto rispetto: candidato vicesindaco alle ultime comunali, secondo più votato con 2.400 preferenze, ex capogruppo in consiglio comunale”.

Dopo il voto di maggio, insiste Marceddu, “un fiasco per il Pdl bolognese, tutti sono sembrati tramare contro di lui. E non è stata l’elezione a capogruppo dell’ex An Marco Lisei (il più votato del Pdl in città) a farlo imbestialire, pomo della discordia è stato soprattutto l’elezione di Valentina Castaldini (Pdl, in quota Comunione e liberazione, solo quarta per preferenze alle elezioni) alla presidenza dell’unica commissione consiliare disponibile per il partito”.

Il rischio ora è che in quella circoscrizione si torni a votare, se entro 10 giorni non verrà trovato un accordo.