Bologna, sindaco Merola indagato per abuso d’ufficio: “Diede acqua a occupanti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 luglio 2015 21:31 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2015 21:31
Per aver dato l'acqua ad occupanti abusivi, riallacciando la fornitura agli immobili, il sindaco di Bologna Virginio Merola è indagato in un'inchiesta della Procura per abuso di ufficio. Gli edifici in questione non sono lontani tra loro, nella prima periferia: un condominio in via De Maria, occupato dal 6 marzo 2014, e l'ex sede Telecom di via Fioravanti, dove da dicembre vivono decine di famiglie, in maggioranza stranieri. Su entrambi pende un provvedimento di sequestro, non eseguito, e sono diventati da qualche mese casi simbolici della lotta dei collettivi contro il disagio abitativo in città A inizio luglio la Digos, coordinata dal Pm Antonello Gustapane, era stata in Comune ad acquisire le ordinanze. Dell' iscrizione "abbiamo appreso attraverso un'istanza formale, ci riserviamo di fare ogni approfondimento per capire quali sono i profili e le contestazioni", dice oggi interpellato sull' argomento il legale di Merola, il professor Vittorio Manes. All' avvocato è affidata la posizione del Comune, che nulla aggiunge alle sue parole. La scelta del sindaco, spiega Manes, riguarda "una situazione peculiare" e fu dettata "dall'urgenza e dalla necessità di tutelare interessi costituzionalmente garantiti dei soggetti vulnerabili, come i minori coinvolti". La finalità del provvedimento, ribadisce, "era quella di proteggere i diritti fondamentali". Quando ne aveva parlato, dopo che negli scorsi mesi si erano accese polemiche politiche, lo stesso Merola aveva spiegato che togliere l'acqua a delle persone, chiunque esse siano, "è contrario ai diritti umani". E aveva fatto riferimento, nel caso di via De Maria, ad una "situazione igienico-sanitaria pericolosa: è mio dovere come sindaco intervenire", aveva detto. Ora l'ipotesi a suo carico deriverebbe da una presunta violazione dell'articolo 5 del Piano Casa, varato dall'ex ministro Maurizio Lupi, che vieta l'allaccio delle utenze in queste situazioni. Potrebbe essere al vaglio degli investigatori anche la posizione dell'assessore al Welfare Amelia Frascaroli, che ha seguito i casi in questione, appoggiando la linea. Dagli inquirenti non emerge nulla: "La Procura non ha nulla da dire", le parole del procuratore aggiunto Valter Giovannini in risposta ad una domanda sulla vicenda. Nei giorni scorsi il Pm aveva più volte ribadito un concetto, a fronte di voci su una trattativa tra la proprietà e il Comune per risolvere il 'nodo' dell'ex sede Telecom: "Per noi la situazione è ferma al momento in cui è stato trasmesso il decreto di sequestro per essere eseguito". .

Il sindaco di Bologna, Virginio Merola

BOLOGNA – Ha ordinato il riallaccio delle utenze per gli immobili occupati di via De Maria e via Fioravanti. Per questo il sindaco di Bologna, Virginio Merola, è finito nel mirino della Procura che lo ha iscritto al registro degli indagati per abuso d’ufficio. Un gesto caritatevole che però è espressamente vietato dal Piano Casa del governo.

Gli edifici in questione sono un condominio in via De Maria, occupato dal 6 marzo 2014, e l‘ex sede Telecom di via Fioravanti, dove da dicembre vivono decine di famiglie, in maggioranza stranieri. Su entrambi pende un provvedimento di sequestro, non eseguito, e sono diventati da qualche mese casi simbolici della lotta dei collettivi contro il disagio abitativo in città.

A inizio luglio la Digos, coordinata dal Pm Antonello Gustapane, era stata in Comune ad acquisire le ordinanze. Per l’avvocato di Merola, Vittorio Manes, la scelta del sindaco fu dettata “dall’urgenza e dalla necessità di tutelare interessi costituzionalmente garantiti dei soggetti vulnerabili, come i minori coinvolti”. La finalità del provvedimento, ribadisce, “era quella di proteggere i diritti fondamentali”.

Lo stesso Merola, che nei mesi scorsi è finito al centro delle polemiche, aveva spiegato che togliere l’acqua a delle persone, chiunque esse siano, “è contrario ai diritti umani“. E aveva fatto riferimento, nel caso di via De Maria, ad una “situazione igienico-sanitaria pericolosa: è mio dovere come sindaco intervenire”, aveva detto.

Ora l’ipotesi a suo carico deriverebbe da una presunta violazione dell’articolo 5 del Piano Casa, varato dall’ex ministro Maurizio Lupi, che vieta l’allaccio delle utenze in queste situazioni. Potrebbe essere al vaglio degli investigatori anche la posizione dell’assessore al Welfare Amelia Frascaroli, che ha seguito i casi in questione, appoggiando la linea.

Dagli inquirenti non emerge nulla: “La Procura non ha nulla da dire”, ha tagliato corto il procuratore aggiunto Valter Giovannini. Nei giorni scorsi il Pm aveva più volte ribadito un concetto, a fronte di voci su una trattativa tra la proprietà e il Comune per risolvere il nodo dell’ex sede Telecom: “Per noi la situazione è ferma al momento in cui è stato trasmesso il decreto di sequestro per essere eseguito”.