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Bonaccini e i fischi di Sel: “Li capisco, hanno paura di scomparire”

Stefano Bonaccini

Stefano Bonaccini (foto LaPresse)

ROMA –  Non li ha approvati, ma li capisce. Stefano Bonaccini, inviato da Matteo Renzi a sostituirlo sul palco del congresso di Sel a Riccione e duramente contestato dal pubblico torna su quanto accaduto sabato 25 gennaio e spiega:

”Quei fischi sono stati brutti” ma è perché ”vivono il tema dello sbarramento come un rischio per la loro esclusione, e parlare della riforma elettorale al loro congresso è stato come portare la corda in casa dell’impiccato”.

Da parte del segretario Pd non c’è stata alcuna strategia, spiega Bonaccini in un’intervista al Messaggero. Renzi non è potuto andare perché

”era impegnato a Firenze per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, e sono andato io in qualità di membro della segreteria. Abbiamo un pacchetto di riforme completo, che oltre alla nuova legge elettorale, propone il superamento del bicameralismo e misure urgenti per il lavoro e l’economia – prosegue -. Servono tempi rapidi ma sullo sbarramento non ci sono preclusioni ad abbassare la soglia e, se c’è una volontà larga a farlo, noi siamo disponibili”.

”Ci sarà dialogo. D’altronde noi entreremo nel Pse, un percorso al quale ha deciso la sua adesione anche Sel: può darsi quindi che saremo insieme in questa battaglia. Del resto già alle prossime elezioni in Sardegna Pd e Sel si presentano insieme, e c’è dialogo anche sui territori. Tenendo presente comunque che da un anno noi siamo in maggioranza col governo Letta e Sel è all’opposizione”.

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