Bondi di giugno: “Meno male che ci sono io a Pompei”. Bondi di novembre: “Io che c’entro?” Dall’orgoglio al pigolio

Pubblicato il 16 Novembre 2010 15:29 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2010 17:31

“Non siate cattivi, non lo merito, chiedere le mie dimissioni è moralmente ingiusto”. Così, con fare impietosente, il ministro Bondi davanti alle Camere dopo il crollo della Scuola dei Gladiatori a Pompei. Impietosente in quella occasione (a proposito che fine ha fatto il voto sulla mozione di sfiducia?) e impietosente sempre il ministro, è la sua cifra comportamentale. Ma proprio sempre no: era giugno e sempre in Parlamento rispondendo ad una interrogazione, con petto in fuori e cipiglio fiero dichiarava: “Chi si recherà questa sera a Pompei e chi vi si recherà anche nei prossimi giorni e mesi si renderà conto, di persona, degli straordinari lavoro che sono stati compiuti, grazie a questo governo, dal momento in cui la stampa ha denunciato lo stato di degrado vergognoso in cui si trova l’area archeologica”. A giugno Bondi vantava di essersene occupato e di aver magnificamente risolto. Poi a novembre torna in Parlamento e, impietosente, domanda: ma io che c’entro? E spiega: “Non è problema di soldi, i soldi per Pompei c’erano”. E aggiunge: “Dopo duemila anni, qualcosa vien giù, che c’entra il ministro?”.

Riepiloghiamo: a giugno Bondi dice “meno male che ci sono, andate a vedere”. A novembre dice: “io non c’entro”. A giugno dice: soldi ben spesi grazie al governo. A novembre dice: i soldi c’erano, non toccava al governo spenderli. Un ministro impietosente, anzi penoso. [gmap]