Boschi a rischio, Poletti e Giannini lasceranno: al via totonomine senza il governo

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 dicembre 2016 8:39 | Ultimo aggiornamento: 10 dicembre 2016 8:39
Boschi a rischio, Poletti e Giannini lasceranno

Maria Elena Boschi (Ansa)

ROMA – Paolo Gentiloni forse diventerà premier di un governo che resterà in carica fino all’estate. Sono solo ipotesi al momento, ma pur non essendo nato alcun esecutivo il totonomine è già un passo avanti con l’idea iniziale di blindare la compagine uscente in parte già saltata.

A restare in sella, secondo quanto trapela oggi sarebbero sicuramente i capicorrente dem Dario Franceschini ed Andrea Orlando, al pari di ministri di peso come Angelino Alfano agli Interni e Pier Carlo Padoan all’Economia. A sera, però, il premier uscente e il candidato in pectore Gentiloni decidono di cambiare larga parte della compagine. E Tommaso Ciriaco di Repubblica tira fuori tutti i nomi di quelli che rischiano. Di chi si tratta? Stefania Giannini, Maria Elena Boschi e Beatrice Lorenzin. Della Madia, Ciriaco non parla. Ma forse a rischio ci sarebbe anche lei.

“Chi traballa più degli altri, allora, è Stefania Giannini. Identificata dal renzismo come il capro espiatorio nella guerra ingaggiata con il mondo della scuola, è la prima a rischiare il “licenziamento”. Qualche dubbio anche sulla permanenza di Marianna Madia alla Pubblica amministrazione. E molto probabile una staffetta al ministero del Lavoro. Al posto di Poletti, il nuovo premier potrebbe promuovere Teresa Bellanova, già viceministro allo Sviluppo con un passato da giovane sindacalista dei braccianti pugliesi. Un segnale politico, dopo la frattura referendaria con il Sud e il mondo del lavoro”.

“Un ragionamento completamente diverso vale invece per Boschi. È stata lei a legare il suo futuro politico a quello del presidente del Consiglio, promettendo di lasciare in caso di trionfo del No. E poi non è escluso che un passo indietro possa addirittura rilanciare la sua immagine. Di certo, valuta in queste ore di ritirarsi dalla corsa, anche se chi dovrà governare le propone di cambiare soltanto le deleghe, oppure ministero. L’altro ultra renziano è Luca Lotti, ma gioca un’altra partita. Il braccio destro e sinistro del premier è di fronte a un bivio: potrebbe restare sottosegretario alla Presidenza anche con il nuovo capo dell’esecutivo, oppure seguire il capo al partito, terreno della nuova battaglia. Magari in una casella delicata come la vicesegreteria o l’organizzazione”.

“Fuori da Palazzo Chigi rischia di restare anche Beatrice Lorenzin. Da tempo nel mirino dei verdiniani, può vedersi sorpassata da un tecnico, affiancato però da un sottosegretario vicino all’ex berlusconiano. Ad esempio Guido Viceconte, senatore di Ncd ma amico di Denis. Non sarà facile sedare la voglia di poltrone di Ala, anche se per adesso il Pd promette barricate. Per difendere Lorenzin, intanto, scende in campo Angelino Alfano. Il ministro dell’Interno salirà oggi al Quirinale con una linea annunciata già alcuni giorni fa ai gruppi: se il tema è votare in fretta, meglio continuare con Renzi. Non si opporrà, però, alla soluzione Gentiloni”.

Capitolo Berlusconi. L’ex premier non vuole affatto garantire il proprio voto al nuovo premier. Berlusconi avrebbe spiegato che  “non possiamo accettare un governo fotocopia di quello di Renzi Matteo mi ha già tradito una volta e lo rifarebbe”.

Sicuramente però, gli azzurri siederanno al tavolo comune per modificare la legge elettorale, contribuendo in questo modo a rasserenare il clima tra le forze politiche. Tutto grazie anche al ruolo “diplomatico” di Gianni Letta. L’ambasciatore del Cavaliere proporrà un proporzionale con uno sbarramento bassissimo, forse al 2%.