Bossi si è venduto il simbolo della Lega a Berlusconi?

Pubblicato il 3 ottobre 2011 11:02 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2011 11:36

ROMA – I patti si rispettano: lo ha ripetuto anche oggi Bossi, ma una parola per smentire che il simbolo della Lega apparterrebbe a Berlusconi non l’ha pronunciata. La rivelazione, clamorosa se venisse confermata, l’ha fatta l’ex direttore de La Padania, durante la trasmissione di Lucia Annunziata “In 1/2 ora” su Raitre. Gigi Moncalvo ha sostenuto che esiste un patto di alleanza elettorale Bossi-Berlusconi firmato davanti a un notaio. Forza Italia si sarebbe garantita l’appoggio della Lega offrendo in cambio la copertura di tutti i debiti che all’inizio del 2ooo gravavano sul movimento di Bossi. Un patto siglato in vista delle elezioni del  2001 dove i due partiti si sarebbero presentati insieme.

Moncalvo esibisce anche una pezza d’appoggio: una fideiussione firmata sei mesi dopo il patto dal tesoriere di Forza Italia Giovanni Dell’Elce alla Banca di Roma. Fideiussione da due miliardi (di lire) “per qualsiasi debito contratto dalla Lega”. Nella storia repubblicana sarebbe la prima volta che un partito si fa garante dei debiti di un altro partito. E non è tutto. La Lega era sull’orlo della bancarotta, le sedi pignorate, gli stipendi non arrivavano: “erano disperati al punto di vendere a Berlusconi anche il simbolo del partito?” chiede l’Annunziata. “Sì” dichiara Moncalvo, e si capisce perché contro la sua partecipazione alla trasmissione si erano mobilitati in tanti della Lega, come aveva premesso la conduttrice.

Moncalvo aggiunge qualche particolare all’impressione personale per cui è “nel carattere di Berlusconi pensare al marchio”. Ci dice Moncalvo, che il simbolo della Lega “risulta di proprietà per un terzo di Bossi, per un altro terzo della moglie, per l’ultimo terzo di Giuseppe Leoni”. A chi appartiene il simbolo veramente si vedrà: per ora registriamo l’inaudita forma di collaborazione politica sancita da un contratto più idoneo a una transazione commerciale che a un percorso ideale. Ovvio, alla luce di questa rivelazione, pensare a un Bossi con le mani legate, legato per sempre agli interessi del suo “salvatore”. Meno ovvio pensare alle reazioni all’interno di un partito dove la militanza è vissuta con orgoglio e passione. Bossi diceva che per raggiungere l’obiettivo del federalismo avrebbe firmato patti anche con il diavolo: ma il diavolo, finché resta una metafora, è accettabile, forse persino seducente. Fuor di metafora le cose cambiano: gli perdoneranno, a Bossi, di essersi venduto il partito per una gita lunga 10 anni nella Roma dei ladroni?