Bossi e il federalismo a tutti i costi: ora il Pdl teme il Colle

Pubblicato il 3 Febbraio 2011 22:23 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2011 23:35

ROMA – Ha atteso fino all’ultimo l’esito del voto sulle carte del caso Ruby alla Camera per sciogliere le riserve ma anche stavolta Umberto Bossi ha scelto di appoggiare Silvio Berlusconi in cambio, però, del via libera al decreto legislativo sul federalismo municipale, varato nel corso di un consiglio dei ministri straordinario convocato a sorpresa in serata. Ottenere la riforma federale, costi quel che costi: Questo l’obiettivo. Il Senatur ha giocato tutte le sue carte: pressing sull’opposizione con l’approvazione di molti emendamenti; un vertice notturno con lo stesso Berlusconi nel quale è arrivato a ventilare l’opzione del voto anticipato; e infine anche una riunione a sorpresa con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per spingerlo a votare il decreto, ricevendo però un nuovo niet dall’ex alleato.

Il risultato è stato raggiunto, anche se con un decreto legislativo sul quale dovrà esprimersi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per l’emanazione finale. Emanazione che nel centrodestra, a questo punto, non danno per così scontata. Con il timore di aprire un nuovo contenzioso con il Capo dello Stato. ”Il decreto sul federalismo dei comuni è stato approvato definitivamente”, perciò ”finalmente i comuni avranno le risorse senza andarle a chiedere col cappello in mano” e ”i soldi resteranno sul territorio dove sono stati prodotti”, spiega Bossi rassicurando anche la base leghista, delusa dopo la bocciatura del testo in bicamerale: ”Il Carroccio mantiene le promesse – aggiunge – e porta a casa un risultato concreto nell’interesse dei cittadini”.

Tra le righe si legge anche una risposta ai ”dubbi” sull’esecutivo, avanzati in questi giorni dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e condivisi da quei sostenitori che sul blog di RadioPadania chiedono di ”staccare la spina a Berlusconi”. La Lega alla fine canta vittoria, ma la giornata era iniziata con un duro colpo per le speranze dei ‘lumbard’. Malgrado l’estenuante lavoro di mediazione di questi giorni del ministro Roberto Calderoli con Anci e opposizione, la Lega ha dovuto assistere impotente al voto di pareggio in bicamerale. Eppure lo stesso Senatur si era speso in prima persona, incontrando di prima mattina Gianfranco Fini, per chiedergli l’appoggio di Fli in commissione.

Durante il colloquio Fini avrebbe ribadito che, finché la Lega continua a fare asse con Berlusconi, i margini di trattativa sono molto limitati. L’ipotesi di ‘mollare’ Berluconi non è pero stata presa in considerazione dal leader dei Lumbard. E l’improbabile colpo di scena in commissione non è arrivato. Incassato lo stop in bicamerale, Bossi ha perciò incontrato Berlusconi a palazzo Grazioli, chiedendogli l’immediato varo di un decreto legislativo.

Quasi un aut-aut in cambio del mantenimento dell’asse con il Pdl. ”Variamo il testo, altrimenti il voto diventa sempre più probabile”, avrebbe ribadito Bossi. E l sue richieste si sono tradotte nella convocazione di un cdm straordinario e nel vardo definitivo del decreto sul federalismo municipale. Prima di questo passaggio, però, la Lega ha voluto verificare che Berlusconi avesse realmente la maggioranza parlamentare. Incassato l’incoraggiante risultato a Montecitorio sul caso Ruby, Bossi ha perciò deciso di sciogliere le riserve e appoggiare ancora Berlusconi: ”Per il momento si va avanti, i numeri sono buoni”, ha sentenziato, lasciando Montecitorio dopo il voto.