Bossi tace su Maroni delfino. Berlusconi e Pd “ci vogliono far fuori”

Pubblicato il 23 Gennaio 2012 7:04 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2012 8:27

Non è uscito solo un urlato no al ”governo infame” dei professori, dal comizio domenicale che doveva avviare la fase 2 della Lega in piazza Duomo a Milano e si è trasformato in una aperta contestazione del “cerchio magico” che stringe Umberto Bossi, con fischi che, nei fatti, hanno ferito anche lo stesso Bossi.

Forte e chiaro è uscito anche un avvertimento a Silvio Berlusconi: ‘molli’ Monti ”o non riuscirà a tenere in piedi il governo della Lombardia, dove ne stanno arrestando uno al giorno”. Occhio, Silvio, ha voluto dire Bossi, perché la Lega ”ha la forza di andare da sola”. Questo è uno dei punti su cui insiste da tempo Maroni, ma è anche un segnale sul tema della legge elettorale: ”Mica vorrete che Berlusconi e il Pd si mettano d’accordo per farci fuori?”, dice Bossi.

Sul fronte interno del partito, il messaggio a Berlusconi suona come una apertura a Maroni che spinge perché la Lega vada da sola alle prossime amministrative. Il tema è stato affrontato anche nel consiglio federale in via Bellerio, dopo la manifestazione. Tra il dire e il fare, però, c’è il buon senso. Una rottura metterebbe a rischio le presidenze delle Regioni Veneto e Piemonte, che la Lega, senza l’aiuto di Berlusconi, difficilmente può pensare di riconquistare.

Lo stesso Maroni chiarisce che ”in Lombardia ci sono delle vicende giudiziarie in corso” e ”non c’e’ nessun ricatto” della Lega al Pdl: ”Facciamo politica”, chiosa.

Bossi è anche riuscito a divincolarsi da un passaggio quasi obbligato, che lo avrebbe portato a ungere Roberto Maroni come suo delfino. Da vecchio e consumato commediante della politica Bossi ha fatto finta di niente, quando la folla ha chiesto con insistenza che parlasse Maroni.

Racconta l’Ansa che Bossi, nonostante i suoi continui inviti ad ”abbracciarsi” per sancire ”la pace di Milano”, per la prima volta Bossi si è trovato davanti una folla che, sì lo acclama e gli dimostra affetto come sempre, ma chiede con insistenza di poter ascoltare Maroni. Invano: il ‘capo’ non sente o fa finta di non sentire, non lasciando intervenire nessun big (forse per non scontentare nessuno).

Così dalla folla sono anche partiti cori a sostegno di Maroni e anche tanti fischi, certamente indirizzati ai cerchisti ma che finiscono per colpire anche Bossi. ‘Bobo’, così come affettuosamente i leghisti chiamano l’ex ministro dell’Interno, è rimasto fedele alla consegna: sul palco mentre lo acclamano dice ‘Bossi-Bossi’ e non ‘Maroni’. E mentre Bossi invita a ”fare la pace”, la folla ‘ringhia’ fino ad esplodere quando viene pronunciato il nome di Rosi Mauro.

Alla fine del comizio Maroni ha evitato anche la stretta di mano con Reguzzoni. Subito dopo l’establishement leghista ha cercato di stemperare le polemiche sul mancato intervento dell’ex ministro: non era in programma.  Avesse parlato, oltre a Bossi, Maroni e nessun altro, sarebbe stata la consacrazione come ‘delfino’ di Bossi.

Nel tentativo di smorzare le polemiche, Maroni ha anche detto di ”non aver sentito fischi” contro Bossi ”ma cori ed incitamenti per Bossi e la Lega. E qualcuno anche per me”. Peròpiù tardi sul suo profilo Facebook ha scritto che gli ”è dispiaciuto molto non poter parlare per salutare e condividere” le sensazioni della giornata.

Nel tentativo di recuperare sulla crisi che gli si è aperta attorno e per ricompattare il movimento Bossi ha anche annunciato la convocazione dei congressi: tra tre mesi quelli provinciali e prima dell’estate i nazionali (ovvero quelli delle Regioni).

Intanto i ‘fucili’ padani sono puntati contro il governo Monti. Un esecutivo ”infame”, secondo Bossi che senza eufemismi ha invitato Monti ad andare ”fuori dai coglioni” e a Berlusconi ha detto: ”Non e’ possibile pretendere di parlare con noi e contemporaneamente sostenere il governo Monti. Non ci piace chi ha il piede in due scarpe”.