Bozza riforme: taglio del 20% dei parlamentari, più poteri al premier

Pubblicato il 4 Marzo 2012 16:51 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2012 20:11

Foto LaPresse

ROMA – Meno parlamentari, più poteri al premier. Sì alla sfiducia costruttiva, semplificazione delle procedure parlamentari. Sono queste alcune delle novità contenute nella bozza di riforma costituzionale messa a punto dai tecnici Luciano Violante (Pd), Gaetano Quagliariello (Pdl), Ferdinando Adornano (Udc), Italo Bocchino (Fli) e Pino Pisicchio (Api).

La bozza, che ha ottenuto un primo via libera bipartisan, dovrà essere ora ‘adottata’ ufficialmente dai leader e presentata alle Camere sotto forma di disegno di legge costituzionale. Nel caso venisse confermata l’intesa politica su questo complesso di norme, si potrebbe poi mettere nero su bianco, alla luce del risultato delle amministrative, anche una proposta di legge di riforma elettorale. Nel testo che l’Ansa e’ in grado di anticipare, si rafforza la rappresentanza parlamentare e si danno piu’ poteri al premier.

MENO PARLAMENTARI E PIU’ GIOVANI – I deputati saranno 508, di cui 8 eletti nella circoscrizione Estero. E’ eleggibile chi ha compiuto 21 anni. I senatori saranno 254, di cui 4 per la circoscrizione Estero. Ogni Regione non potra’ avere meno di 5 senatori. A Palazzo Madama e’ eleggibile chi ha compiuto 35 anni (ora ce ne vogliono 40).

BICAMERALISMO EVENTUALE – I ddl vengono presentati al presidente di una delle Camere. Montecitorio si occupera’ delle materie contenute nel comma II dell’art.117 ‘potesta’ legislativa esclusiva dello Stato’, mentre al Senato tocchera’ tutto cio’ che riguarda il comma III, sempre del 117, cioe’ tutto cio’ che rientra nella ‘potesta’ legislativa concorrente’.

A Palazzo Madama si istituisce la Commissione paritetica per le questioni regionali che sara’ composta dai presidenti delle Assemblee rappresentative delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, nonche’ da un uguale numero di senatori che rispecchi la proporzione dei membri dell’Assemblea. Questa dovra’ dare parere obbligatorio sui disegni di legge che riguardano le materie di cui dovra’ occuparsi il Senato.

I provvedimenti verranno assegnati, con decisione insindacabile, ad una delle due Camere di intesa tra i loro presidenti secondo quanto previsto dai regolamenti parlamentari. Viene affidato al regolamento di ogni ramo del Parlamento stabilire i procedimenti abbreviati per i testi dei quali viene dichiarata l’urgenza.

Fino al momento della sua approvazione definitiva, il ddl e’ rimesso alla Camera ”se il governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto.

Per i ddl costituzionali ed elettorali e per quelli di delegazione legislativa, di concessione di amnistia e indulto, di autorizzazione e ratifica dei Trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi e per la Comunitaria, serve l’ok di entrambi i rami del Parlamento. Se un ddl approvato da una Camera deve essere trasmesso all’altra, si intende approvato se entro 15 giorni quest’ultima non delibera di disporne il riesame su proposta di un terzo dei suoi componenti.

La Camera che riesamina il ddl deve dire si’ o no entro 30 giorni, passati i quali, se non interviene il voto, il testo si intende definitivamente approvato. In caso di modifiche, il ddl torna alla prima Camera che delibera in via definitiva.

PRIORITA’ PER DDL GOVERNO – Il Governo puo’ chiedere che un ddl sia iscritto con priorita’ all’ordine del giorno della Camera che deve esaminarlo e votarlo entro un certo termine.

PIU’ POTERI PREMIER – Il premier puo’ chiedere al capo dello Stato di sciogliere le Camere, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, salvo che, entro 15 giorni dalla proposta, le Camere approvino la mozione di sfiducia costruttiva. Il premier puo’ proporre al presidente della Repubblica nomina e revoca dei ministri. La fiducia gli deve essere data da entrambe le Camere.

SFIDUCIA COSTRUTTIVA – La mozione e’ sottoscritta da almeno un terzo dei componenti di ciascuna Camera, deve contenere l’indicazione del nuovo premier e non puo’ essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. Deve essere approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera (mentre per la fiducia iniziale al Governo basta la maggioranza semplice).

Se la mozione passa in una Camera e nell’altra no, la crisi comunque resta e il potere di scioglimento resta nelle mani del capo dello Stato. I costituzionalisti che hanno dato un contributo alla stesura della riforma sono Zanon, Luciani, Abbamonte e Lippolis.