Paniz super avvocato di Berlusconi inventa al Tg3 i “briganti per il comunismo”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 22 Aprile 2011 15:33 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2011 19:53

br_procure_manifestiROMA – “Che differenza c’è tra i manifesti ‘fuori le Br dalla procure’ e l’accusa di brigatismo giudiziario fatta dal premier..?”. Domanda insolente ma pertinente di Bianca Berlinguer dai microfoni del Tg3 Linea Notte. “Il messaggio di Berlusconi era molto più folkloristico, molto più ampio nella sua accezione, non fa riferimento esplicitamente al movimento delle Brigate rosse”, risponde con piglio sicuro Maurizio Paniz, deputato Pdl dedicatosi anima e corpo negli ultimi tempi a confezionare leggi su misura per Berlusconi. Dopo esser rimasta un attimo interdetta e spiazzata, la direttrice del Tg3 stupita riepiloga: “in Italia c’è stato solo un tipo di brigatismo, quello delle Brigate rosse”. E qui casca l’asino, Paniz svela una primizia assoluta: “non è vero, in Italia c’è stato anche il fenomeno del ‘brigatismo’ siciliano, che non c’entra niente con le Br e che tutti conosciamo bene”. Tutti? Finora dei “briganti per il comunismo” nessuno sapeva, a parte Paniz che li inventa lì per lì. Già non era chiarissimo cosa intendesse per “folkloristico” riguardo all’intervento dl premier, diciamo che era aggettivo che gli era sfuggito mentre si arrampicava sugli specchi della confutazione. Poi lo scivolone sul “brigatismo siciliano”.

Siamo nello studio del Tg3 Linea Notte in cui si parla degli ormai famigerati manifesti di cui Roberto Lassini si è assunto la paternità e che hanno scatenato un putiferio con il loro “fuori le br dalle procure”. Ospiti, tra gli altri, Maurizio Paniz, Pdl, e Mario Orfeo, direttore del Messaggero. E’ questa la cornice della clamorosa rivelazione che cambia la storia d’Italia. “Briganti armati per il comunismo”. Esisteva, ben prima che Curcio nascesse, una sigla sinora sconosciuta nel variegato panorama dei gruppuscoli di estrema sinistra extraparlamentare comparsi in Italia nel dopoguerra. Sì, ma dopo la guerra per l’unità d’Italia, del 1860. Autore dell’eccezionale scoperta Maurizio Paniz che non è un noto storico, ma deve evidentemente aver avuto accesso a delle fonti sinora inedite. I testi scolastici, ed in particolare quelli di storia, sono parziali e filocomunisti, come sostengono apertamente alcuni esponenti della maggioranza, e forse per questo hanno volutamente tenuto nascosto che i briganti che hanno popolato l’ottocento italiano erano in realtà dei marxisti-leninisti ante litteram padri spirituali delle successive Brigate Rosse. Questa è un’ipotesi. A meno di voler pensare che Paniz, quei libri di storia, li abbia usati al massimo per correggere l’asimmetria delle gambe della sua tavola da pranzo. Paniz è un deputato, delegato dagli elettori ad amministrare la cosa pubblica per loro conto. Ha quindi delle responsabilità. E’ perciò interessante esaminare con un po’ d’attenzione quello che ha detto. “Il messaggio – di Berlusconi – era molto più folkloristico, molto più ampio nella sua accezione, non fa riferimento esplicitamente al movimento delle Br”. Folkloristico, secondo la definizione che ne da wikipedia, significa: (dall‘inglese folk = “popolo”, e lore = “sapere”), si riferisce all’insieme delle tradizioni arcaiche provenienti dal popolo, o tramandate oralmente e riguardanti usi, costumi, leggende e proverbi, musica al canto alla danza, riferiti ad una determinata area geografica o ad una determinata popolazione. Che cosa significhi per Paniz, e cosa c’entri con le affermazioni del premier, è un mistero. Ma passi, anche se non dovrebbe passare, che un esponente della classe dirigente italiana si confonda e usi un termine in maniera non corretta. Saprà certamente cosa folklore vuol dire.

Ma il bello, anzi il brutto, viene dopo. “In Italia c’è stato anche il fenomeno del ‘brigatismo’ siciliano, che non c’entra niente con le Br”. Vero, non c’entra niente con le Br. Ma proprio niente. Talmente niente che il termine “brigatismo”, nato insieme alle Br, negli anni 70, del novecento, sia di circa un secolo successivo al fatto storico cui Paniz si riferisce. E peccato che il “brigatismo siciliano” non esista, si chiama brigantaggio. Paniz, o per somma ignoranza, o per eccesso di legittima difesa si potrebbe dire, difesa di Berlusconi s’intende, confonde l’uno con l’altro, il brigatismo con il brigantaggio. Quello siciliano, a cui il deputato fa riferimento, è un fenomeno che ha caratterizzato il meridione dopo l’unità d’Italia, nella seconda metà dell’ottocento, e nulla ha a che vedere con Marx, Lenin e il comunismo. I briganti, quando non erano semplici malviventi, combattevano perché fedeli ai Borbone da poco scacciati, perché contrari alla leva obbligatoria introdotta dal neonato Stato Italiano, perché non volevano pagare le troppo onerose tasse. E di certo non volevano collettivizzare i mezzi di produzione e la terra, non avevano a cuore nessuna riforma agraria e nulla avevano contro lo stato borghese. E di certo non avevano letto né Marx né Engels e tantomeno Lenin e Gramsci che ancora non erano nati. Ma tutto questo Paniz lo ignora, volutamente o meno. La gaffe del deputato è talmente grossolana, talmente smaccata, che suscita qualche sghignazzo persino in studio e Orfeo, comprensibilmente, non può esimersi dal far notare che “che ‘brigatismo’ e ‘brigantismo’ sono due cose diverse”. A voler esser pignoli nemmeno il “brigantismo” esiste, sempre di brigantaggio si tratta. Ma almeno Orfeo si capisce che ha una nozione di quel che sta dicendo e che commette un mero errore di declinazione.

Ovvio è che non c’è differenza di sostanza tra le parole di Berlusconi e i manifesti di Lassini, la differenza sta semplicemente nella paternità della mente che le genera. Il presidente del consiglio Berlusconi e un esponente Pdl di serie C. Il primo pontifica e nessuno dei suoi obietta o tantomeno critica, il secondo è un pesce piccolo e come tale viene trattato. La questione non è però questa. La questione è la somma ignoranza che pervade, sommata a protervia, la nostra classe dirigente e di cui Paniz è solo una delle tante manifestazioni, sia d’ignoranza che di classe dirigente. Confondere brigatismo e brigantaggio, non conoscere la storia del nostro paese configura, citando Verdone, il classico caso di “manco le basi del mestiere”. Come si può amministrare la cosa pubblica, come si può riformare la giustizia – perché è questo il compito in parte affidato a Paniz – senza le elementari nozioni di storia. Come scriveva qualcuno… ai posteriori l’ardua sentenza.