Brunetta esagera contro Tremonti, Berlusconi manda Bonaiuti a tirargli l’orecchio

Pubblicato il 22 Novembre 2009 13:30 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2009 14:32
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Tremonti e Brunetta

Il ministro dell’Economia non può sostituirsi al Consiglio e al premier, non è questo che vogliono gli italiani. Lo afferma oggi 22 novembre il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, al Corriere della Sera.

Secondo Brunetta, Tremonti esercita un “potere di veto” sulle iniziative dei ministri, e “tutti soffrono” per questo aggiungendo che finché c’era la crisi il rigore “ha funzionato” ma ora “bisogna cambiare passo”. Brunetta riconosce a Tremonti il merito di aver tenuto la barra e, da parte sua, respinge l’ipotesi di voler prendere il suo posto: «Non ho ambizioni personali. Io sto bene qui – assicura – dove combatto una battaglia epocale per la modernizzazione dello stato».

Brunetta spiega che il blocco di  Tremonti è « cieco, cupo, conservatore, indistinto». «Il Tesoro – aggiunge – esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell’intero governo». Secondo Brunetta, il titolare dell’Economia «non può sostituirsi al Consiglio e al premier Berlusconi: non è questo che vogliono gli italiani».

Riferendosi poi ai suoi rapporti personali con Tremonti, Brunetta ha ricordato che lo conosce «da quasi 30 anni, ed è sempre stato così, con i suoi umori altalenanti. E’ un geniaccio – ha aggiunto – molto bravo e serio. Ma non è facile lavoraci assieme».

Il problema comunque – ha proseguito «è fare bene il proprio mestiere. Lui ha fatto benissimo il signor no durante la crisi. Ora deve fare il signor sviluppo assieme a tutti gli altri». Interrogato se, a suo parere, Tremonti lo farà, Brunetta ha risposto che Tremonti «è molto intelligente e lo farà». Sulla necessità di un’uscita forte come la sua, che potrebbe minare gli equilibri del Governo, Brunetta si è detto tranquillo rispetto alla sua posizione. «Io rimango dove sono se lo vogliono gli italiani e il presidente del Consiglio», ha detto. Aggiungendo che «il presidente del Consiglio ha sempre preso le decisioni giuste» e questo «dibattito servirà ad orientare la discussione, proprio perché il presidente del Consiglio possa fare una sintesi».

Brunetta ha poi aggiunto, dai microfoni di Rtl, che dopo 1 anno e mezzo di crisi, con i primi segnali positivi dall’economia «siamo in un altra fase: quella della ripresa, del rilancio. Bisogna guidare questa seconda fase. Da più parti nel Governo, a partire dal presidente del Consiglio, si è evidenziata questa esigenza di cominciare a fare respirare l’economia. Abbiamo però visto la continuità dei no e non può essere: si rischia di far morire sul nascere la ripresa. Il tema vero – ha spiegato Brunetta – è la fase 2. Abbiamo attraversato una tempesta, una burrasca, un anno e mezzo di crisi. La politica economica è stata portata avanti con serietà e determinazione» ed è stata «praticamente basata solo sui no». «No – ha continuato – che volevano dire rigore, no perché non si poteva spendere, no per blindare la finanza pubblica. Lo abbiamo fatto tutti, consapevolmente. E il merito di tutto questo va al ministro Tremonti». Ora però – ha concluso Brunetta – «il rigore deve essere declinato all’interno dello sviluppo economico: investimenti, riforme, modernizzazione del Paese. Se no il Paese va in declino, perché non riesce a cogliere il cambiamento».

Brunetta spiega che «nessuno vuole una spesa senza rigore», ma «si possono fare tantissime riforme a costo zero». A sostegno di questa tesi il numero uno di Palazzo Vidoni cita il caso delle cosiddette public utilities (gas, luce, acqua, nettezza urbana, etc.). Attualmente – spiega il ministro – «si tratta di prodotti forniti da ex municipalizzate monopoliste, concessionarie in monopolio: tutte di proprietà al 100, o quasi, di enti locali. E non brillano per efficienza. Il Governo ha detto che non possono più essere monopolisti e che devono aprirsi al mercato». Un modo – secondo Brunetta – per eliminare i monopoli, per non sprecare più, per ottenere costi più bassi. Secondo il ministro in questa logica bisogna muoversi: con «riforme che non costano ma fanno bene al Paese». Così dunque le le «8, 9, 10 polizie, che costano molto» e per le quali «c’è un’enorme riforma da fare»; così per l’introduzione della banda larga o per una modernizzazione della sanità.

Insomma – continua Brunetta – in temi di crisi «tutti abbiamo condiviso le scelte dure di Tremonti e Berlusconi. Ma non esiste un partito della spesa. Si possono fare tantissime riforme a costo zero» e «non tutto può essere lasciato al gratta e vinci anti-evasione, per incentivare a farsi dare le ricevute: ci fa sorridere, recuperare qualche centinaio di milioni di euro, tutto bene, ma non solo di questo ha bisogno il Paese».

Intanto, dopo le parole del ministro della Funzione Pubblica su Tremonti, a prendere le difese del ministro dell’Economia, scende in campo il sottosegretario Paolo Bonaiuti: «La linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti è ispirata dal presidente del Consiglio e condivisa dall’intero governo».