Brunetta vs Cacciari/ “Hanno svenduto Venezia. Ci vuole un Rinascimento culturale”

Pubblicato il 27 Luglio 2009 9:55 | Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2009 9:55

Venezia è una città finita, svenduta, uccisa nell’animo dalle politiche miopi e clientelari di vent’anni di centrosinistra. A dirlo, è il ministro Renato Brunetta, cittadini al pari di Massimo Cacciari – primo destinatario delle critiche – della Serenissima (raccontò il ministro, poco dopo il suo insediamento, dei suoi trascorsi giovanili in laguna quando vendeva “gondoete de plastica”)

«Venezia oggi è la città dei magnati e dei centri sociali. Degli archistar e del­la chimica vecchia e velenosa. Dei tyco­on e dei giocatori del casinò. Una città mercificata e svenduta da una classe di­rigente che ha alzato bandiera bianca su Palazzo Grassi e sulla Punta della Do­gana, rinunciando a qualsiasi proget­tualità per il futuro, inalberando enor­mi cartelloni pubblicitari che non han­no uguali al mondo per volgarità. Una classe dirigente in fuga, come l’aristo­crazia veneziana che si arrese a Napole­one senza sparare un colpo. »

Brunetta contesta bilanci e progetti di tanti anni di amministrazione lagunare, demolendo pezzo dopo pezzo tutti gli assi portanti della politica di Cacciari (dal programma della Biennale al Mose, dal declino di Marghera al turismo incontrollato), e lancia parallelamente la propria immagine di una Venezia futura: «Mi piace parlare di un quadrifoglio. Rilanciare Marghe­ra e dare finalmente dignità di città a Mestre. Completare il Mose. Fare la me­tropolitana sublagunare, un anello in­visibile perché costruito in fondo alla laguna che risolve l’insularità di Vene­zia, collegando aeroporto, ferrovia, Li­do, Giudecca. E completare quello che Renzo Piano chiama il Magnete: il siste­ma viario intorno all’aeroporto. L’attua­le classe dirigente veneziana è contra­ria a tutti e quattro i petali del quadrifo­glio. Che invece dev’essere la premessa su cui poi costruire il Rinascimento cul­turale della mia città».